Niente truffa al concorso pubblico: assolte

Funzionaria del Comune di Atri non ha favorito la collega per l’assunzione al comune di Silvi
ATRI. Era accusata di avare favorito una collega in un concorso pubblico presso il Comune di Silvi, attestando falsamente che questa aveva svolto un determinato nel Comune di Atri idoneo a farle acquisire il punteggio necessario per vincere il concorso. Entrambe erano finite a processo per rispondere la prima di falso, la seconda di falso e tentata truffa ai danni dello Stato, ma le accuse non hanno retto al vaglio del giudice monocratico Roberto Veneziano, che nell’udienza della settimana scorsa le ha assolte con la formula “il fatto non sussiste”.
Secondo le accuse Maria Gabriella Paolini, nella sua qualifica di istruttore direttivo amministrativo del Comune di Atri, avrebbe rilasciato nel 2011 una falsa certificazione con cui attestava che Rita Mazzone – l’altra imputata – era in possesso della qualifica di applicato di stato civile, mentre invece aveva prestato servizio presso il Comune di Atri nei settori affari finanziari, ragioneria e sviluppo sociale. Rilasciando questa certificazione Paolini – sempre secondo le accuse – avrebbe indotto i funzionari del Comune di Silvi a pubblicare una graduatoria relativa ai partecipanti al concorso per l’assunzione a tempo indeterminato part-time di due impiegati di categoria B1, collaboratori qualificati (applicati di stato civile) per i servizi demografici, nella quale Mazzone occupava il secondo posto, «sul falso presupposto», si legge nel capo di imputazione, «del possesso del requisito della qualifica di applicato di stato civile». Stesso addebito per Mazzone, ma nel suo caso l’imputazione era quella di tentata truffa aggravata, perché, secondo le accuse, «compiva atti idonei diretti in maniera non equivoca a indurre in errore i funzionari del Comune di Silvi, con la finalità di procurarsi l’ingiusto profitto consistito nell’assunzione a tempo indeterminato, non riuscendo nel suo intento per cause indipendenti dalla propria volontà. Con l’aggravante di aver commesso il fatto nella sua qualità di incaricata di pubblico servizio».
Addebiti gravi che però sono stati ritenuti infondati dal giudice, che ha deciso per l’assoluzione delledue impiegate comunali, difese dagli avvocati Tommaso Navarra e Gugliemo Marconi. (e.a.)
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