Nino Castelnuovo riposerà a Teramo

9 Settembre 2021

L’urna con le sue ceneri sarà collocata nella cappella di famiglia della moglie Maria Cristina Di Nicola a Villa Falchini

TERAMO. Ieri pomeriggio, nella cattedrale di Teramo c’è stato il funerale di un personaggio del mondo dello spettacolo che per anni è stato tra i più conosciuti e amati in Italia, l’attore Nino Castelnuovo, morto lunedì a Roma a 84 anni. Lo sapevano in pochi per espresso volere dello scomparso, dei familiari e soprattutto della moglie, l’attrice teramana Maria Cristina Di Nicola, che aveva sposato nel 2010. E in pochi, quasi tutti familiari e amici di lei, hanno partecipato alla cerimonia, anche se a dare le condoglianze a Maria Cristina sono intervenuti anche il sindaco Gianguido D’Alberto, l’assessore Antonio Filipponi e il consigliere comunale Paolo Di Sabatino.
L’attore che fu il Renzo dei mitici “Promessi sposi” di Bolchi aveva espresso la volontà di essere cremato. Una volta compiuta l’operazione, l’urna con le sue ceneri riposerà nella cappella di famiglia dei Di Nicola, nella frazione teramana di Villa Falchini. Sono stati il figlio trentenne Lorenzo, avuto da una relazione precedente, e l’unica consanguinea rimasta in vita, la sorella Marinella (che vive a Lecco), a spingere Maria Cristina a questa decisione. Insomma, anche se Nino Castelnuovo era originario di Lecco e viveva a Roma da molti anni, sarà teramano per sempre grazie all’amore per la donna che ha condiviso con lui gli anni durissimi della vecchiaia, segnata da gravi problemi di salute, e che gli è stata accanto fino all’ultimo.
Maria Cristina Di Nicola si era battuta a lungo per il riconoscimento dei sussidi assistenziali di cui il marito aveva bisogno e anni fa era stata anche in televisione a lanciare un appello, andato a buon fine nel 2018 come lei stessa aveva dichiarato in una trasmissione su Rai 1. Negli ultimi anni, sia lei che Nino avevano deciso di tenersi lontani dalle telecamere. L’artista, in ogni caso, aveva spesso parlato della sua malattia, il glaucoma, e lo aveva fatto anche in un libro dal titolo “Glaucoma, apriamo gli occhi sulla malattia”. Il suo intento era stato quello di sensibilizzare al tema e di far sentire tutte le persone che ne sono affette meno sole.(d.v.)
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