No ai domiciliari per Santoleri senior

14 Novembre 2018

Il giudice respinge la richiesta di scarcerazione: permangono i pericoli di reiterazione del reato e inquinamento delle prove

GIULIANOVA. Dopo il parere negativo del pm arriva il no definitivo del giudice: Giuseppe Santoleri resta in carcere. Così ha stabilito il gip Roberto Veneziano nel respingere la richiesta di arresti domiciliari presentata dal suo avvocato Alessandro Angelozzi. Per il giudice, dunque, permangono i pericoli di reiterazione del reato, fuga e inquinamento delle prove. L’uomo accusato di aver ucciso, insieme al figlio Simone, l’ex moglie Renata Rapposelli ha chiesto di tornare a casa dopo aver dichiarato al pm Enrica Medori che a soffocare la donna è stato Simone e che proprio per paura di lui non ha parlato prima.
Dichiarazioni che sicuramente rappresentano un punto importante a favore della pubblica accusa e un nuovo capitolo del caso Rapposelli, con padre e figlio da mesi in carcere con le pesanti accuse di omicidio volontario ed occultamento di cadavere. Una versione, quella di Santoleri senior secondo cui il figlio avrebbe soffocato la mamma al termine di un litigio, smentita dal figlio Simone che dal carcere di Lanciano continua a ripetere che il padre mente. Va detto che nel voluminoso fascicolo messo insieme dal pm hanno assunto una rilevanza particolare le intercettazioni ambientali catturate in carcere non solo tra Simone e altri detenuti in cui l’uomo avrebbe lasciato intendere un suo coinvolgimento, ma anche quelle tra Giuseppe e altri reclusi. Simone, e fino a qualche mese fa anche Giuseppe, ha sempre respinto ogni accusa sostenendo che quel 9 ottobre dell’anno scorso ha incontrato la mamma a Giulianova ma poi il padre l’ha accompagnata a Loreto e qui lasciata. Di diverso avviso inquirenti e investigatori di due Procure: quella di Ancona prima e quella di Teramo dopo il passaggio per competenza territoriale. La donna, secondo l’accusa, sarebbe stata uccisa nel primo pomeriggio dopo essere arrivata a Giulianova per vedere ex marito e figlio, strangolata al termine di una lite, con il corpo caricato in auto e scaricato sulle rive del Chienti, a Tolentino. «In particolare, dopo un violento litigio dovuto a questioni di natura economica avvenuto presso l'abitazione di residenza dei correi», si legge nel capo di imputazione, «Simone Santoleri inveiva urlando contro la madre... e la afferrava al collo stringendo con violenza, contestualmente tappandole la bocca impedendole di respirare e trascinando così la povera donna sul divano della zona giorno, ove continuava l'azione di strangolamento e di asfissia». La prima udienza del processo è fissata a gennaio.
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