No al chiosco nel parco Parte la raccolta di firme

Cittadino governante e 5 Stelle cominciano la battaglia contro il manufatto Arboretti: «È l’ultimo sfregio a un luogo già abbandonato dal Comune»
GIULIANOVA. Con picchetto e modulo di raccolta firme per fermare l’edificazione del chiosco nel parco Franchi, gli aderenti al Cittadino governante e al Movimento 5 stelle si sono ritrovati ieri mattina alle 11 proprio davanti al parco. Franco Arboretti, leader del Cittadino governante, si è detto intenzionato a portare avanti quella che lui definisce una «battaglia di civiltà», per fermare l’edificazione all’interno di un parco liquidato poco tempo fa con 4 milioni e 200mila euro agli eredi Franchi e che dovrebbe essere reso ancora più verde e a misura di bambino. Tra i manifestanti, ieri, c’era anche Nino Bertoni, ex candidato sindaco della lista “Gente in comune”, presente per dare il proprio supporto.
Il piano chioschi, rinominato dai dimostranti «piano ristoranti», prevede infatti la costruzione, nell’area all’ingresso della Bambinopoli, che si affaccia sul lungomare monumentale, un manufatto con ingombro complessivo di circa 100 metri quadri, per una lunghezza di 16,35 metri, una larghezza di 6,10 e un’altezza di 4 metri e mezzo. «Si intuisce facilmente», ha commentato Arboretti, «che le ripercussioni negative sulla piena fruibilità del parco si sentiranno ben oltre l’area interessata. E così il parco più famoso della città, che da decenni, sul lungomare, contribuisce a rendere bella paesaggisticamente Giulianova, invece di veder accrescere il verde, per la verità sempre più carente, tanto che avrebbe bisogno al più presto di un infoltimento, ospiterà nella sua prima fascia un’impattante barriera visiva al posto dei necessari nuovi alberi». Già per il chiosco nel parco in via Matteotti, l’associazione politica aveva dichiarato apertamente le proprie remore. «Dopo lo sfregio al parco di via Matteotti», ha confermato il consigliere, «è giunta l’ora dell’accanimento nei confronti di parco Franchi, già da tempo abbandonato al suo destino di landa desolata, dove la fa da padrona la terra indurita a scapito della vegetazione. Sconcertati, ci chiediamo perché mai il Comune abbia pagato oltre quattro milioni di euro per acquisirlo come parco pubblico nel cuore del Lido se poi il suo destino è quello di tenerlo in condizioni indecorose e di essere utilizzato per finalità improprie, di fatto privatizzato nella sua porzione più importante».
Tempo permettendo (ieri la giornata è stata piovigginosa, infatti nel parco non c’erano famiglie con i bambini come al solito), i dimostranti rimarranno lì davanti, facendo turni, per far firmare a chi volesse una petizione e interrompere la costruzione del chiosco. «La firma è un semplice atto democratico», ha spiegato Arboretti, «per esprimere la propria opinione e farla presente all’amministrazione».
Margherita Totaro
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