No all’archiviazione bis, depositato l’atto

27 Settembre 2018

Tortoreto, nuova richiesta di opposizione alla chiusura delle indagini sulla morte della ragazza trovata morta sull’A14

TORTORETO. A tre anni dalla morte di Giulia Di Sabatino la famiglia della 19enne di Tortoreto continua a non credere all'ipotesi del suicidio. E così, come aveva annunciato, ieri ha depositato, tramite il proprio legale Antonio Di Gaspare, l'opposizione alla seconda richiesta d'archiviazione avanzata dalla Procura a fine agosto, al termine degli ulteriori sei mesi di indagine disposti dal gip Domenico Canosa. Indagini che, secondo i pm Davide Rosati ed Enrica Medori, non avrebbero fatto emergere altre verità.
Ma la famiglia di Giulia non ci sta e torna a chiedere ulteriori approfondimenti: da nuovi accertamenti sulle immagini riprese da un tutor installato nelle vicinanze del punto in cui la giovane precipitò nel vuoto, all'acquisizione al fascicolo degli atti del procedimento per pedopornografia aperto dalla Procura dell'Aquila dopo il ritrovamento di alcune foto osé di Giulia sul telefono di un 30enne di Giulianova. Il cadavere della 19enne, straziato dalle auto, fu rinvenuto il 1° settembre del 2015 sotto un cavalcavia lungo la A/14. Cavalcavia dal quale la ragazza, secondo la ricostruzione di investigatori e inquirenti, si sarebbe buttata alle prime luci dell’alba, nello stesso giorno del suo compleanno. Una morte sulla quale la Procura, subito dopo il rinvenimento del corpo della giovane, aprì un fascicolo per istigazione al suicidio con l’iscrizione nel registro degli indagati di un 41enne che quella notte diede a Giulia un passaggio con lo scooter, di un 25enne che, alla guida di una Panda rossa, la accompagnò sul cavalcavia dopo aver avuto con lei un rapporto sessuale e del 30enne indagato per pedopornografia dalla procura distrettuale dell’Aquila, sul cui smartphone gli inquirenti avevano trovato foto osé, non solo di Giulia ma anche di altre due ragazze, che sarebbero state divulgate anche attraverso WhatsApp. Successivamente, a distanza di un anno e mezzo, la Procura aveva chiesto l’archiviazione per i tre gli indagati, ritenendo che non fosse emerso nulla né a loro carico né a carico di altri. Archiviazione a cui la famiglia si era opposta, con il gip che aveva disposto ulteriori indagini. Ma neanche i nuovi accertamenti, per la Procura, avrebbero fatto emergere una verità diversa dal suicidio. Un’ ipotesi a cui la famiglia della ragazza continua a non credere, tanto da proseguire una battaglia fatta di continui appelli e della nuova opposizione all'archiviazione. A novembre, intanto, si aprirà il processo al 30enne indagato per pedopornografia dalla procura distrettale dell'Aquila, rinviato a giudizio qualche mese fa. Il giovane deve rispondere anche di induzione alla prostituzione minorile.
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