Non abusò del suo nipotino: nonno assolto dopo sette anni

Per il 72enne teramano finito a processo la Procura aveva chiesto una condanna a otto anni L’inchiesta scattò dopo che il bimbo era finito in una comunità, per i giudici il fatto non sussiste
TERAMO. Nell’Italia del caso Bibbiano, è un’altra storia di assoluzione per presunti abusi su minorenni a scandire la cronaca.
Per raccontarla si parte dall’epilogo processuale di primo grado: un nonno teramano di 72 anni assolto dalla pesante accusa di abusi sessuali sul nipote che all’epoca dei fatti aveva tra gli otto anni e i dieci anni. E ci sono voluti sette lunghi anni per arrivare alla sentenza di assoluzione pronunciata dal collegio presieduto dal giudice Claudia Di Valerio (a latere Emanuele Ursini ed Erika Capanna Piscè) con la formula più ampia del fatto non sussiste. Per l’anziano la Pubblica accusa aveva chiesto una condanna ad otto anni.
Accuse, quelle degli abusi sul nipote, che l’uomo (difeso dall’avvocato Giovanni Gebbia) negli anni ha sempre respinto. Un procedimento giudiziario complesso e delicato come lo sono tutti quelli che coinvolgono i minori; una vicenda, questa, ancora più complessa che affonda in un vissuto difficile con il piccolo che dopo l’abbandono dei genitori era stato affidato al nonno. Una situazione che al minore non ha risparmiato nulla: nemmeno il passaggio in una comunità dove, secondo la ricostruzione fatta all’epoca dalla Procura, avrebbe subito delle molestie da parte di un altro ospite.
Successivamente, proprio nel corso delle indagini aperte su questo fatto, sarebbero emersi episodi ritenuti sospetti e risalenti al periodo in cui il minorenne era ospitato nell’abitazione del congiunto.
Da qui l’inchiesta aperta dalla Procura che al termine delle indagini aveva chiesto il rinvio a giudizio per l’uomo con la pesante accusa di violenza sessuale. Richiesta accolta dal gup e inizio del processo. Una lunga istruttoria dibattimentale tra rinvii legati alla pandemia e cambi di giudici. In aula sono stati ascoltati svariati testi citati sia dalla Pubblica accusa sia dalla difesa. Fino alla sentenza pronunciata venerdì dal tribunale in composizione collegiale dopo una lunga e appassionata arringa del difensore. Le motivazioni tra sessanta giorni. (d.p.)
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