«Non basta la rinuncia all’esperimento»
L’Osservatorio indipendente sull’acqua del Gran Sasso chiede misure di sicurezza per la falda
TERAMO. La decisione dell'Istituto nazionale di fisica nucleare di rinunciare all'esperimento Sox costituisce un elemento positivo, ma non certo risolutivo, perché il punto nodale è la sicurezza dell'acquifero del Gran Sasso. Lo sostengono gli ambientalisti dell'Osservatorio indipendente sull'acqua del Gran Sasso che ieri hanno tenuto una conferenza stampa a Teramo.
«Tale rinuncia», dicono gli ambientalisti, «è stata motivata con l’impossibilità tecnica di realizzare l’esperimento poiché il produttore russo della sorgente non sarebbe in grado di realizzare il generatore di antineutrini basato sul Cerio 144 che sarebbe stato il cuore del progetto Sox. Scoprire a due mesi dall’avvio del progetto che i responsabili dello stesso non sono in grado di garantire quello che loro stessi definiscono “il cuore del progetto” solleva ulteriori dubbi su tutta la vicenda, considerato che la messa a punto dell’esperimento, a quanto si è appreso, nonostante la mancanza di informazioni alla cittadinanza che lo ha caratterizzato, va avanti da anni ed è già costata milioni di euro».
Ricordando che l'esperimento Sox sarebbe stato condotto con una fonte radioattiva all'interno di una falda acquifera, contemporaneamente ad altri esperimenti che prevedono l'utilizzo di sostanze pericolose e nelle vicinanze di un'area ad alta sismicità, il cartello degli ambientalisti ha sottolineato che, a nove mesi dall'incidente di maggio non si registra alcun passo avanti verso la sicurezza: il problema della permeabilità di laboratori e gallerie autostradali con l'acquifero che rifornisce di acqua circa 700.000 abruzzesi, dicono, non è stato affrontato e nei Laboratori sono ancora stoccate tonnellate di sostanze pericolose. Sono ancora ambigui, secondo l'Osservatorio, i tempi di entrata in funzione dello spettrometro, annunciata dalla Ruzzo Reti a giugno 2017, per il controllo delle acque destinate al consumo umano e non esiste un piano per la gestione dell'emergenza in caso di incidente che comporti nuovamente il divieto di distribuire acqua. «
Si registra la più assoluta chiusura », dicono gli esponenti dell'Osservatorio, «nonostante tutte le normative prevedano ormai che, nella fase di pianificazione e programmazione degli interventi, sia garantita la partecipazione dei cittadini e dei portatori di interesse. Accade per il sisma, dove il decreto 189/2016 prevede la costituzione di una Conferenza permanente in cui assicurare “adeguate forme di partecipazione delle popolazioni interessate, mediante pubbliche consultazioni, nelle modalità del pubblico dibattito o dell'inchiesta pubblica” e di esso dovrebbe tenersi conto anche per il Gran Sasso. Del resto il tema della sismicità dell'area deve essere ormai posto con forza, atteso che la carta geologica del Gran Sasso, in fase di ultimazione, ha evidenziato come, a non più di un chilometro dalla zona dell'acquifero interessato dai Laboratori e dalle gallerie autostradali, sia presente una faglia attiva che potrebbe sprigionare eventi sismici di elevata intensità».

