Non chiama il 118 per paura del Covid e muore d’infarto

I familiari di un 52enne di Bellante: «Temeva di ammalarsi» Il dirigente Santicchia: «Mezzi sanificati, niente timori»
TERAMO. Da due giorni aveva un forte dolore al petto. In altri tempi sarebbe andato al pronto soccorso o avrebbe chiamato il 118. Ma non ai tempi del coronavirus, quando la paura del contagio può essere più forte di tutto.
È una storia da raccontare partendo dalla sofferenza umana delle donne e degli uomini del 118 intervenuti la notte scorsa nell’abitazione di un 52enne di Bellante deceduto per un infarto. Hanno fatto di tutto per salvarlo, come sempre. Questa volta non ci sono riusciti. Sono stati loro i primi a raccogliere le drammatiche parole dei suoi familiari. «Da qualche giorno non si sentiva bene», hanno detto tra le lacrime, «diceva che aveva un dolore al petto ma non ha voluto chiamare nessuno, non è voluto andare in ospedale. Aveva paura che andando potesse capitare qualcosa, era terrorizzato dall’idea di essere contagiato, dalla paura di prendere qualcosa. Diceva che non era niente di grave, che era solo lo stress, che prima o poi sarebbe passato».
In questi giorni infiniti di emergenza, le storie fanno la cronaca di una realtà sempre più difficile dove i punti di riferimento vengono meno di ora in ora. E le certezze diventano fragili castelli di carte. Dice Silvio Santicchia, il responsabile del 118: «È un caso in cui si poteva intervenire e spesso si interviene con successo in collaborazione con l’emodinamica. Se avesse chiamato avremmo potuto fare un ecg a distanza da mandare all’Utic. Il tempo di intervento, in questi casi, è fondamentale e fa la differenza». E aggiunge rassicurando: «Facciamo la sanificazione di tutti i trasporti e le ambulanze, dunque, sono tutte sanificate. I dispositivi di sicurezza per mezzi e personale vengono usati e cambiati sempre. Non c’è nessun rischio. Noi non passiamo dal pronto soccorso, abbiamo un altro accesso riservato e quindi senza possibilità di contatto. Tutto è programmato proprio per evitare rischi». Ma non c’è solo il caso dell’uomo di Bellante. Appena pochi giorni fa un altro, fortunatamente con un esito diverso. È il caso di un 60enne teramano che prima di chiamare il 118 ha aspettato giorni pur avendo i sintomi di quello che poi si è rivelato un infarto. Nonostante non abbia chiamato subito è stato possibile salvarlo. Ma non sempre capita. «Perchè è fondamentale il tempo d’intervento», conclude Santicchia, «la gente non abbia timori a chiedere l’intervento del 118 in questo particolare momento».
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