Non diffamò il sindaco su Facebook: assolta

26 Febbraio 2019

In un post riferito a Mastromauro aveva scritto: «Sale sul trono e saltella come una scimmia»

GIULIANOVA. Era finita a processo con l’accusa di aver diffamato su Facebook l’allora sindaco di Giulianova Francesco Mastromauro: ieri è stata assolta con la formula del fatto non costituisce reato.
Davanti al giudice onorario Carla Fazzini era finita Rossana Cirilli, nelle ultime elezioni regionali candidata a sostegno del neo eletto presidente Marco Marsilio nella lista di Azione Politica. La donna era difesa dall’avvocato Maria Assunta Chiodi, mentre Mastromauro si era costituito parte civile assistito dall’avvocato Claudia Vanni. Nelle motivazioni contestuali il giudice ha sostenuto l’esimente del diritto di critica facendo riferimento a pronunciamenti della Cassazione. Sotto accusa un post in cui la stessa aveva scritto: «Prima di salire sul palco a saltellare come una scimmia un sindaco seduto sul trono che appartiene al popolo dovrebbe pensare che migliaia di persone a Giulianova non hanno lo stesso stato d’animo e nessuna voglia di assistere alla performance del macaco ballerino che si diverte alla loro faccia». Il post risale al 2016 nell’ambito di una polemica innescata con alcuni residenti di via Filetto. «Io non mi limiterò a portare avanti i diritti degli abitanti di via Filetto da anni in pericolo per colpa di questa amministrazione», si legge ancora nel post a cui si fa riferimento nel capo d’imputazione, «ma continuerò a rappresentare la parte più debole e indifesa della società contro personaggi putridi come voi inquilini illegittimi del nostro comune affinchè venga restituita ai poveri la ricchezza che avete rubato... la mia voce... la mia penna, le mie azioni, saranno sempre dirette a combattere le vostre cospirazioni in atto e non avranno tregua fino alla vostra estinzione».
La donna era finita a processo con un’imputazione coatta dopo che la Procura aveva chiesto l’archiviazione. Richiesta non condivisa all’epoca dal gip Roberto Veneziano che nella sua ordinanza aveva scritto: «Si tratta di farneticazioni diffuse solo a scopo di denigrazione e scherno stante il tenore complessivo delle frasi che il diffusore di quei pensieri aveva opposto, in tal modo innescando reazioni, da parte di altri utenti del medesimo social network, che venivano sollecitati ad unirsi al coro di insulti diretti nei confronti del pubblico ufficiale, ormai ridotto ad uno zimbello». (d.p.)
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