Non le diagnosticano un tumore Chiede il risarcimento alla Asl

23 Settembre 2019

Il caso di una donna teramana di 71 anni colpita da una recidiva dopo un cancro al seno L’avvocato: «L’assicurazione non risponde». L’azienda sanitaria: «Aspettiamo la documentazione»

TERAMO. Per ben tre volte tra Teramo e Sant’Omero, dal 2013 al 2016, non le avrebbero diagnosticato una recidiva di un tumore al seno, con la patologia che sarebbe progredita riducendo le sue aspettative di vita. Un caso di presunta malasanità per il quale una teramana di 71 anni, attraverso il suo legale, l’avvocato Stefano Leardini, nel novembre del 2018, sulla scorta di diverse consulenze, ha inoltrato una richiesta di risarcimento danni alla Asl di Teramo. Richiesta girata dalla Asl alla sua assicurazione che però, ad oggi, ancora non avrebbe assunto alcuna determinazione in merito al risarcimento. E questo, secondo il legale della donna, nonostante una prima consulenza disposta dalla stessa compagnia abbia confermato la responsabilità della Asl di Teramo. «Questo non bastava alla compagnia predetta per determinarsi in ordine al risarcimento del danno», si legge in una nota dell’avvocato Leardini, «Veniva così disposta una second opinion e i tempi di liquidazione venivano notevolmente dilazionati. A fronte di una richiesta di risarcimento danni del 28 novembre 2018 ad oggi la compagnia, nonostante i molteplici solleciti, non ci ha messo in condizione di trattare la vertenza e nemmeno di determinarci in ordine alla necessità di procedere per le vie giurisdizionali». L’odissea della donna inizia nel ’93, quando si opera per una neoplasia mammaria. Successivamente esegue tutti i necessari controlli periodici, durante i quali le vengono effettuate mammografie che vengono sempre refertate come negative fino al 2017, quando le viene segnalata la presenza di un nodulo e l’esigenza di una verifica bioptica. A quel punto, preoccupata, si rivolge all’ospedale di Rimini, dove le viene diagnosticato il tumore in recidiva in fase metastatica. Eppure, secondo i consulenti di parte, Marco Pennesi, specialista in radiologia diagnostica, e il medico legale Adriano Tagliabracci, il nodulo sarebbe stato già ben visibile fin dalla mammografia del 2013. Ma non solo. Perché in nessun controllo, tranne in quello del 2017, la donna sarebbe stata sottoposta ad ecografia mammaria, che secondo i consulenti di parte sarebbe stata di fondamentale importanza a completamento dell’esame mammografico. Da qui la richiesta di risarcimento. «Non conosco il caso specifico», sottolinea il direttore dell’unità operativa di gestione del rischio clinico della Asl Ercole D’Annunzio, «ma finché l’assicurazione non ci rimette tutta la documentazione la gestione della pratica è totalmente nelle mani dell’assicurazione. Solitamente si tende a chiudere il prima possibile ma succede che l’assicurazione chieda una second opinion quando il caso non è chiaro. Essendoci una franchigia che paga la Asl, quando la documentazione arriva sul tavolo del comitato valutazione sinistri l’azienda si esprime entro 30 giorni».
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