«Non potevamo più governare»

28 Gennaio 2018

I dimissionari spiegano perché hanno fatto cadere l’amministrazione

MONTORIO. Rompono il silenzio anche i dimissionari del gruppo “Si può fare 2.0”, che hanno aperto la crisi amministrativa che ha fatto cadere l’amministrazione Di Centa a Montorio. «Oggi la sconfitta è di tutti» esordisce Alfonso Di Silvestro, ex assessore alla cultura, che apre l’incontro voluto con i cittadini per spiegare le ragioni delle dimissioni e fugando ogni dubbio sul fatto che non c’è stato alcun accordo con i consiglieri di minoranza PD, che nella stessa mattinata dell’8 gennaio, presentarono le loro dimissioni. A ribadire che si sia trattata di una scelta «sofferta e valutata in tanti mesi» è l’ex consigliera Angela Di Giammarco, che ha parlato di «obiettivi raggiunti dall’intero gruppo di maggioranza e non dal solo sindaco con vice sindaco». L’ex consigliera focalizza l’attenzione sulla nota di apertura, lo scorso 31 agosto, del sindaco alle minoranze «senza che il gruppo di maggioranza sapesse nulla. Anche l’elezione di Pierpaolo Voconi (del gruppo “Si può fare”) nel direttivo locale del Pd è avvenuta a nostra insaputa. Insomma venivamo a conoscenza di quello che avveniva su Facebook». Gli fa eco l’ex consigliere Giancarlo Foglia: «Volevamo dialogare con tutti indistintamente, ma non inciuciare». Anche l’ex assessore all’ambiente Agnese Testa si lamenta: «Non riuscivamo più a portare avanti i nostri progetti, perché gli uffici erano monopolizzati dalle altre deleghe. La ricostruzione era la cosa più importante, ma altre cose come il bando dei rifiuti è stato prorogato di un anno». Insomma, per l’ex assessore non c’erano più le condizioni per andare avanti, come per l’ex consigliera Eleonora Cimini che ha detto: «La nostra è stata la cosa più saggia che potevamo fare». A chiudere, l’ex consigliere Sergio Rossi, che ha parlato di «scelta dolorosa, arrivata dopo un percorso difficile costellato da non pochi atteggiamenti ostruzionistici». Rossi ha ribadito come il gruppo “Si può fare” fosse nato senza una collocazione partitica, «ma quando abbiamo capito che lo strumento tessera aveva come finalità la riconquista della segreteria locale del partito, ci siamo resi conto che andare avanti fino a fine mandato poteva essere un danno per il paese. Ma il nostro obiettivo non era quello di far cadere l’amministrazione».
Catia Di Luigi
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