«Non riporto mio figlio in classe, studierà a casa»
Leda Ragas, la portavoce dei comitati: altre mamme e papà hanno trasferito i ragazzi sulla costa, il problema è che non abbiamo ancora risposte chiare
TERAMO. I genitori dei comitati scuole sicure presenti alla commissione consiliare di ieri, e che al termine di essa hanno incontrato il sindaco, non recedono dalle proprie posizioni critiche. «È vero, abbiamo ottenuto le verifiche sismiche e i Musp, ma nel complesso non siamo contenti», ribadisce la portavoce Leda Ragas, «perché speravamo in una chiusura delle scuole che fosse l'inizio di un processo di ricostruzione. Processo che, in attesa dei Musp, non comincerà».
Leda Ragas e i suoi stanno preparando una manifestazione per lunedì mattina. Quanto alla fiducia sulle rassicurazioni di Brucchi e dei tecnici presenti ieri in commissione, basta chiedere a Ragas se riporterà o meno il figlio a scuola. «Io mio figlio alla San Berardo per il momento non lo rimando, farò l'home schooling perché ho la possibilità di pagarmi una maestra. Altri genitori faranno così, tanti altri i loro figli li hanno portati sulla costa. Tutto questo non perché non ci fidiamo dei tecnici, ma perché non abbiamo ancora risposte chiare. Tornando alla San Berardo: perché un piano verrà chiuso? Per diminuire il rischio, ok... ma qual è il parametro? Manca la comunicazione con i genitori, se le cose si facessero apertamente spiegandole bene a noi che non siamo tecnici... Spero che in futuro si possa fare un incontro solo tra genitori e tecnici».
In generale, la portavoce del comitato dice: «Paghiamo lo scotto di tanti anni di non fatto, che non imputo solo al sindaco Brucchi. Speriamo che finalmente ora inizi un processo e magari tra trent'anni avremo un'edilizia scolastica all'altezza degli anni Duemila».
Leda Ragas ha tra i propri sostenitori Antonio Morelli, presidente del comitato vittime di San Giuliano di Puglia, che sul Centro di ieri ha invitato i sindaci a chiudere le scuole a rischio. «Antonio è una grande persona e mi motiva a continuare la battaglia. Mi dice: anche se agli eventi che organizzi vengono dieci persone, continua a farlo».
Il riferimento è al flop dell’ultima protesta di piazza. «In realtà», conclude Ragas, «nel comitato scuole sicure siamo duemila iscritti solo a Teramo, che però è una città strana: partecipa quando c'è paura, a distanza dalla paura non ci mette la faccia. Scommetto che se la scossa 3.9 di qualche giorno fa fosse arrivata prima della manifestazione del 25 agosto, la piazza sarebbe stata piena».(d.v.)
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