«Non siamo dei pacchi postali» Lettera aperta di una sfollata

5 Maggio 2019

Continua a far discutere la soluzione di destinare all’emergenza le case acquistate dalla Regione A Teramo sono stati destinati 147 alloggi tra Cona, Colleparco, Piano della Lenta e San Nicolò

TERAMO. La soluzione di destinare temporaneamente agli sfollati le case invendute acquistate dalla Regione continua a suscitare polemiche. L’ultima appena ieri, sollevata da una sfollata teramana che ha scritto una lettera aperta al sindaco Gianguido D’Alberto in cui chiede che non venga reso obbligatorio, per le famiglie interessate, lasciare l’attuale sistemazione per trasferirsi negli alloggi che saranno messi a disposizione.
«Caro sindaco, sono passati più di due anni dal disastroso terremoto che ha portato migliaia di abitanti della provincia di Teramo e di tutto il centro Italia lontano dalle proprie case», scrive la signora in una nota, «Dopo tutto questo tempo, poco è stato fatto, ma molto è stato programmato per chi ha casa inagibile in categoria E». Il riferimento è allo spostamento degli sfollati, che almeno in questa prima fase sarà su base volontaria, negli appartamenti acquisitati dalla Regione. «Credo di parlare per conto di tutti gli interessati,quando scrivo che noi terremotati gradiremmo tornare al più presto nelle nostre amate case», continua la nota, «frutto del nostro sudato lavoro, e non procrastinare la situazione di disagio in sistemazioni di dubbio profilo, che rischierebbero nel tempo di diventare definitive e addirittura a pagamento. Un ulteriore spostamento sarebbe davvero deleterio, e credo che tali lesioni sarebbero un aspetto integrante della violazione del diritto alla salute. Con tutto il rispetto, sindaco, ma io non credo di essere un pacco postale».
Ad oggi gli alloggi acquistati e destinati a Teramo sono 147, di cui non tutti immediatamente disponibili, e sono localizzati prevalentemente tra la Cona, Colleparco, Piano della lenta e San Nicolò. «Non c’è nessun utilizzo delle persone come pacchi postali», risponde il primo cittadino, «ci sarà un avviso e si procederà, al momento, sulla base di una richiesta volontaria da parte delle famiglie che hanno la propria abitazione con danni di tipo E o F. All’interno di questo quadro si darà priorità a coloro che stanno e vivono in strutture ricettive». D’Alberto, che precisa come si tratti di una soluzione in emergenza, gestita dalla protezione civile, e come la priorità resti la ricostruzione per far rientrare le famiglie nelle proprie abitazioni, non nasconde però come prima o poi si dovrà superare l’assistenza in albergo o attraverso il contributo Cas. «L’azione del Governo e del Parlamento va verso la fissazione di tempi certi e definitivi per i contributi di autonoma sistemazione e il sostegno nelle strutture ricettive», conclude il sindaco, «Noi faremo una battaglia perché vengano garantiti i diritti dei cittadini,ma è anche vero che a livello normativo è stato avviato questo percorso ».
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