«Non tornerò mai più nella mia casa»

9 Marzo 2015

Un sopravvissuto ospitato, come gli altri sfollati, in un residence di Pineto, racconta i terribili momenti dello scoppio

PINETO. Patrizio Ferretti 48 anni, padre di tre bambine viveva nel luogo dov’ è esplosa la condotta del gas. Della sua casa non è rimasto quasi nulla, solo cenere e oggetti da dimenticare. Ha già trascorso i suoi primi giorni da sfollato nel residence “Rendez Vous” di Pineto, ovviamente a spese della società Snam. Il suo racconto ripercorre quei terribili momenti. Dalle 8 di venerdì la sua vita è cambiata, irrimediabilmente.

Il futuro, suo e della sua famiglia, non lo vede più in quella zona dove ha vissuto da sempre: «La paura è stata tanta, abbiamo un altro tubo del gas a 50 metri dietro quella casa oramai distrutta, come possiamo pensare di tornare a vivere in quel posto dove c’è forse un’altra “bomba” sotto terra che ci può far saltare in aria? Psicologicamente al momento non riesco a pensare di mettere in pericolo di nuovo la mia famiglia».

L’uomo tace, probabilmente rivive il boato, le fiamme, la distruzione. E parla della mamma che è ancora sdraiata sul letto dell’ospedale di Atri ricoverata per gravi ustioni. E’ andato a trovarla ieri: «Mia madre ogni volta che si accenna alla storia si mette a piangere, continua a ripetere che non doveva succedere una cosa del genere».

Accanto allo shock, anche la rabbia. «Un tubo distante 13 metri dall’abitazione, come quello che è esploso, non rispettare alcuna distanza di sicurezza», fa notare l’uomo, «con uno scoppio del genere non sarebbe bastato neanche un chilometro di distanza per salvarsi. Le leggi italiane sulla sicurezza sono state fatte in maniera discutibile e se poi avvengono casi del genere, significa che lo Stato è complice. Quel tubo doveva essere posizionato più lontano dalle abitazioni. La nostra casa, che abbiamo ristrutturato, ha una struttura centenaria: quella linea del gas è stata fatta successivamente, circa 40 anni fa. Anche in altre parti del territorio ci sono situazioni simili, che adesso consideriamo pericolose. I mezzi agricoli in quell’area potevano transitare, non c’era alcuna transenna o cartello evidente che ne impediva il passaggio».

La sistemazione nel residence di Pineto per Ferretti e la sua famiglia è chiaramente temporanea ma non si sa fino a quando. «Non sappiano quanto rimarremo qui», afferma, «il Comune sta valutando delle alternative e si è attivato per trovarci a una sistemazione anche per l’immediato futuro. Vivere lontano dai ricordi di sempre è una sensazione che bisogna provare. In questo momento provo ansia, ma anche molta rabbia».

Domenico Forcella

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