Non vivevano nella casa lesionata, a processo

Padre, madre e figlio indagati: avrebbero percepito l’autonoma sistemazione senza i requisiti
TERAMO. Ci sarà un altro processo a scandire le cronache giudiziarie del post sisma. Un’ intera famiglia (padre, padre e figlio) è finita a giudizio per indebita percezione del contributo di autonoma sistemazione dopo che nei mesi scorsi la Procura teramana ha chiesto ed ottenuto il sequestro di circa ventimila euro, ovvero la somma che secondo l’ autorità giudiziaria i tre avrebbero percepito senza averne i requisiti. Le indagini hanno accertato che la famiglia in realtà nella casa del centro storico risultata lesionata dopo il sisma del 2016 non avrebbe mai abitato visto che dal 2014 vive a Roma. Nella documentazione presentata in Comune per accedere all’autonoma sistemazione, invece, è stato dichiarato che, solo dopo aver avuto la casa lesionata dal terremoto, la famiglia si è trasferita nella Capitale. In realtà, secondo l’autorità giudiziaria, nell’alloggio teramano non avrebbe mai vissuto. Il Cas è una misura destinata alle famiglie e al singolo cittadino la cui abitazione si trova in area in cui è vietato l’accesso (zona rossa), oppure è stata distrutta in tutto o in parte, o è stata sgomberata in seguito alle scosse. Il contributo può raggiungere un massimo di 900 euro mensili. A Teramo, ormai da tempo, svariati sono stati i procedimenti giudiziari aperti dalla Procura sul terremoto, a cominciare proprio da quelle che hanno fatto emergere casi di truffe o di indebita percezione. Le inchieste, conseguenza di esposti e accertamenti delle varie polizie municipali, sono coordinate da un pool di magistrati. (d.p.)
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