Notaresco, costretto a dimettersi il presidente del consiglio

4 Giugno 2024

NOTARESCO. «L’amministrazione Di Gianvittorio è nel caos. Il presidente del consiglio comunale si dimette e il sindaco firma convenzioni con il privato a insaputa di tutti». A evidenziare la...

NOTARESCO. «L’amministrazione Di Gianvittorio è nel caos. Il presidente del consiglio comunale si dimette e il sindaco firma convenzioni con il privato a insaputa di tutti». A evidenziare la situazione, che si è verificata nell’ultimo consiglio comunale a Notaresco, sono i consiglieri di opposizione del gruppo Si-Amo Notaresco, ovvero Giuseppe Corradetti, Diego Di Bonaventura e Antonina Speziale. I tre, in particolare, sottolineano le dimissioni del presidente del consiglio comunale, Alberto Di Diadoro. «Come avevamo ampiamente preannunciato, l'istituzione del presidente del consiglio comunale a Notaresco era illegittima e, infatti, la maggioranza nell'ultima seduta dell'assise civica ha dovuto fare un clamoroso dietrofront revocando il presidente del consiglio, anzi, per evitare una ancora più magra figura, costringendolo a dimettersi qualche ora prima della seduta», si legge nella nota dei tre consiglieri, «addirittura avevano preparato una delibera di consiglio con la richiesta di dimissioni, e Di Diadoro avrebbe dovuto votarla a favore, quindi contro se stesso. Si evidenzia una spaccatura sempre più profonda e insanabile nella maggioranza che sostiene il sindaco Toni Di Gianvittorio». Sugli emolumenti percepiti da Di Diadoro, il sindaco ha dichiarato che non dovranno essere restituiti. «Approfondiremo la questione per capire se queste somme non spettanti, come a noi sembra scontato», continuano Corradetti, Di Bonaventura e Speziale, «dovranno essere restituite alla collettività, e vedremo se la Corte dei conti sarà dello stesso avviso».
Infine i tre consiglieri accennano alla convenzione con Deco spa per il ristoro ambientale relativo alla discarica di Grasciano. «Il sindaco ha firmato», proseguono, «e ha risposto alla nostra interrogazione solo verbalmente cadendo in molteplici contraddizioni. Prima ha sostenuto che nessuno sapeva della firma della convenzione tranne lui, salvo essere sbugiardato da alcuni assessori e dall'ormai ex presidente del consiglio, che affermavano di esserne a conoscenza. Un teatro dell’assurdo».(l.v.)