«Nuove captazioni non servono»
Gli ambientalisti: ci vuole la sicurezza per quelle dei laboratori
TERAMO. L’Osservatorio indipendente sull’acqua del Gran Sasso contesta il progetto da due milioni annunciato dalla Ruzzo Reti per tre nuove captazioni sui Monti della Laga e sui Monti Gemelli . «Invece di adeguare i laboratori sotterranei e le gallerie autostradali all’esigenza primaria di fornire acqua ai cittadini si propone di adeguare l’acqua alle esigenze dell’Istituto di fisica nucleare e della Strada dei Parchi», scrive in una nota l’Osservatorio costituito dalle associazioni Wwf, Legambiente, Mountain Wilderness, ARCI, ProNatura, Cittadinanzattiva, Guardie Ambientali d’Italia, Fiab, Cai, Italia Nostra e Fai. «Tale proposta», continua la nota, «a nostro avviso rappresenta il fallimento della politica che evidentemente si è arresa e rinuncia a difendere i diritti dei cittadini. È evidente che questa scelta, che da quanto riportato dalla stampa sembra sia stata già valutata e accettata dalla Regione Abruzzo, vada nella direzione di abbandonare l’acqua del Gran Sasso iniziando dalla rinuncia di utilizzare i 110 litri/secondo prelevati dalle captazioni in corrispondenza dei laboratori dell’Infn: la stessa acqua che non più tardi di un paio di giorni fa, tutti gli enti hanno definito “migliore di tantissime acque minerali».
Secondo l’Osservatorio «compito degli enti è quello di mettere in sicurezza l’acquifero dai rischi che provengono dai laboratori e della gallerie autostradali, come da sempre chiesto dall’Osservatorio, ma soprattutto come rimarcato dalla Procura di Teramo nell’avviso di conclusione delle indagini e dallo studio dei consulenti della Procura stessa. Questo si può fare iniziando, come richiesto da anni, ad eliminare lo stoccaggio delle sostanze pericolose nei Laboratori che continuano ad essere non impermeabili rispetto all’acquifero».
Gli ambientalisti, nella nota, sollecitano informazioni: «che fine ha fatto il cronoprogramma dell’allontanamento delle sostanze che l’Infn avrebbe dovuto presentare a settembre? E dove sono i progetti di messa in sicurezza definitiva che erano stati promessi sempre per settembre alla riunione della commissione per la gestione del rischio nel sistema idrico del Gran Sasso del luglio scorso? È molto più semplice, sempre con costi a carico dei cittadini, abbandonare l’acqua e “buttarsi” nella captazione di nuove sorgenti facendo ulteriori danni all’ambiente».
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