Nuove indagini per il gasdotto esploso

20 Agosto 2016

Pineto, la procura ottiene un mese di proroga per fare ulteriori accertamenti. Nell’inchiesta ci sono 26 indagati

PINETO. Gasdotto esploso: un altro mese di indagini. Il pm titolare del fascicolo Silvia Scamurra ha chiesto ed ottenuto una proroga, molto probabilmente per meglio definire ruoli ed eventuali responsabilità dei 26 indagati tra dirigenti e responsabili di Snam Rete Gas, Snam Spa e Enel Distribuzioni. All’esame del magistrato la consulenza redatta dagli ingegneri Danilo Ranalli e Gianfranco Totani, dell’università dell’Aquila, a cui è toccato il compito di eseguire accertamenti tecnici irripetibili (proprio su delega della procura) nella vasta area di Pineto che resta ancora sotto sequestro.

Lungo e complesso l’elenco di quesiti posti dal magistrato che procede per incendio e crollo colposi. Uno su tutti: stabilire che tipo di manutenzione e quali controlli siano stati fatti nei mesi precedenti all’esplosione. Nell’immediatezza dei fatti, il pool di tecnici incaricato dal sostituto procuratore ha avviato anche un primo esame del piano del tracciato del metanodotto Snam, esame ritenuto indispensabile per valutare le possibili conseguenze dello smottamento del terreno nell’area. E all’esame del magistrato c’è anche la consulenza dei tecnici incaricati dal comitato di cittadini della zona, che ad oltre un anno dall’esplosione attendono ancora gli indennizzi. Secondo i consulenti dei residenti, gli ingegneri Stefano Di Febo e Santino Ferretti la Snam non avrebbe tenuto nella giusta considerazione la deformazione della condotta avvenuta molti anni prima dell’esplosione. «La deformazione del tubo, già accertata nel 2008 e verosimilmente prodottasi almeno due anni prima, in occasione del movimento franoso del 2006», si legge nella loro consulenza, «è stata clamorosamente sottovalutata, perchè non si è tenuto conto che la deformazione plastica (irreversibile, cioè non recuperabile scaricando il tubo)) aveva generato le condizioni di rottura incipiente; forse è bastato 1 centimetro di spostamento del terreno per produrre la rottura del tubo e far esplodere il metano da esso veicolato». E ancora: «Considerando che stiamo trattando di un metanodotto che veicola gas a 54 bar, dunque fonte di gravi rischi e pericoli, in ragione delle presenza di diverse abitazioni del circondario, l’aver trascurato tale situazione non può che rimarcare la grave irresponsabilità da parte della Snam».(d.p.)

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