Nuovo corso al via senza civici e Micheli

2 Giugno 2016

“Al centro per Teramo” e il consigliere di Fdi-An restano fuori, Sbraccia chiede altro tempo e dovrebbe decidere oggi

TERAMO. Il nuovo corso dell'amministrazione comunale nasce senza "Al centro per Teramo" e con un nodo ancora da sciogliere su Fratelli d'Italia-Alleanza nazionale. La lista civica che fa capo a Mauro Di Dalmazio in poche righe, diffuse ieri prima della riunione decisiva del tavolo politico, chiude la trattativa ritenendo «che non ci siano le ragioni e le condizioni sostanziali, al di là di una parziale, formale e apparente condivisione di alcuni temi, per un rientro organico in maggioranza». Il gruppo consiliare, dunque, «continuerà a lavorare con dedizione e responsabilità e assumerà le proprie determinazioni valutando i provvedimenti nel merito e sostenendo quelli che riterrà meritevoli nell'interesse della cittadinanza».

Sulla stessa posizione si ritrova Raimondo Micheli. Il consigliere di Fratelli d'Italia-Alleanza nazionale conferma le perplessità su quanto emerso dal tavolo politico e chiarisce che seguirà «lo stesso atteggiamento tenuto negli ultimi nove mesi, verificando volta per volta la condivisibilità degli atti dell'amministrazione». All’incontro di ieri sera però era presente l’altro consigliere del partito Domenico Sbraccia, che non ha firmato il documento programmatico condiviso dagli alleati chiedendo però un rinvio ad oggi in modo che il partito possa maturare una decisione definitiva. Questa mattina dunque il sindaco incontrerà entrambi i consiglieri di Fdi-An per un’ultima valutazione sul loro rientro in maggioranza, da cui scaturirà il riassetto della giunta. Il tavolo politico comunque ha confermato ieri sera che i tempi per ricostituire l’amministrazione restano invariati: domani ci sarà l’ufficializzazione di nomi e deleghe.

Il "patto di prospettiva", sebbene con un sostegno ridimensionato rispetto all'obiettivo di partenza, fissa i paletti del percorso da seguire da qui in avanti. Nel testo, rielaborato da Brucchi con le indicazioni fornitegli dagli alleati e firmato al termine della riunione di ieri, viene elencata una sfilza di cose da fare. La più immediata è il varo del piano traffico, integrato dallo sviluppo delle piste ciclabili, subito dopo l'approvazione del bilancio. A seguire l'attivazione di un nuovo sistema di bike sharing, entro l'anno, e la "rigenerazione del parco fluviale" con prolungamento fino a San Nicolò da finanziare rimettendo in discussione l'utilizzo dei fondi stanziati dalla Regione nel Masterplan. Da qui a fine estate sarà creato un "urban center" che coinvolga le categorie interessate negli interventi strategici. Tra questi rientrano l'arretramento della stazione, la possibile realizzazione di un nuovo palazzo di giustizia nell'ex Villeroy ricovertendo l'attuale tribunale in sede comunale unica, nonché l'uso e il recupero di spazi come l'Ipogeo, l'ex mercato coperto e il teatro romano. Una rinnovata competitività passerà attraverso la riqualificazione dei rapporti con università, istituto zooprofilattico, Asl e altre "eccellenze del territorio", ma comprenderà anche miglioramento del decoro urbano e sgravi fiscali per aziende che assumono. Non saranno tralasciati neppure turismo, cultura e welfare, mentre la riorganizzazione della macchina amministrativa sarà affidata a quattro aree tematiche di servizi alla persona, finanziari, tecnici e amministrativi. Sono questi «i temi, il merito e il metodo» a cui, precisa il sindaco, tutti i gruppi hanno fatto riferimento nei loro documenti come condizione necessaria al rilancio dell'amministrazione «prima di organigramma, nomi e persone».

Nella parte finale del testo Brucchi condensa i recenti sviluppi della crisi. «E' stata chiesta discontinuità politica ed amministrativa e discontinuità c'è stata. E' stato chiesto rinnovamento e rinnovamento ci sarà. E' stata chiesta rotazione e rotazione ci sarà. E' stato chiesto che vi fosse, giustamente, condivisione di piattaforma programmatica e condivisione c'è stata. Nulla a questo punto ci divide e non vi è motivo di non rispettare il mandato conferitoci dai cittadini». I fuoriusciti, però, non la pensano alla stessa maniera.

Gennaro Della Monica

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