Nuovo no al project financing sull’ospedale

8 Maggio 2021

I comitati di quartiere: «L’inchiesta di Pescara dimostra i rischi che si correrebbero»

TERAMO. L'inchiesta pescarese che sta scuotendo il mondo della politica e della sanità regionale, con oltre quindici indagati per presunti illeciti collegati ad una gara per l'esecuzione del project financing del nuovo polo oncologico dell'ospedale di Chieti, presta il fianco all'ennesimo intervento del coordinamento dei comitati di quartieri di Teramo circa l'opportunità di realizzare un nuovo ospedale a Piano d'Accio dismettendo il Mazzini. Il presidente Domenico Bucciarelli, prendendo spunto proprio dalle recenti cronache giudiziarie, rimarca quanto siano fondati i timori sulle ipotesi di project circolate finora. La sanità, ribadisce, deve restare pubblica «sia nella gestione che nella realizzazione di strutture immobiliari e nell’acquisizione di beni e servizi. Ogni intrusione di privati ne potrebbe inficiare la sua funzionalità, come peraltro ha dimostrato la sanità lombarda nella grave crisi da Covid», si legge in una nota del coordinamento che porta avanti la battaglia sull'ospedale affinché resti a Villa Mosca.
Svolgendo interventi di messa in sicurezza, ampliamento e ristrutturazione, il Mazzini, secondo il coordinamento, potrebbe continuare a svolgere egregiamente il suo servizio per la collettività: «Tutto quanto con uno studio di fattibilità che potrebbe comportare un impegno di spesa di circa 130 milioni, di cui la Asl di Teramo ne dispone 120 a titolo di finanziamento da parte del ministero della Salute. A noi sembra una scelta razionale e vantaggiosa: non vi sarebbe ulteriore consumo di suolo, eviterebbe un ulteriore squilibrio territoriale della città; non si darebbe luogo a un abbandono di un altro vuoto contenitore da parte della Asl; avrebbe un costo notevolmente inferiore (circa un terzo) rispetto all’ipotesi Piano d’Accio».(v.m.)
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