Nuovo ospedale, Di Giosia boccia il sito di Villa Mosca

Il direttore generale spiega i piani per la realizzazione del moderno presidio «È indispensabile per rilanciare la sanità, chi non ci crede non ci fermerà»
TERAMO. «Teramo deve avere il nuovo ospedale, è importante per garantire una sanità di livello, in futuro, a tutti i teramani. E’ un progetto indispensabile, chi ci crede, bene. Chi no avrà tempi duri». Maurizio Di Giosia è determinato: per la prima volta ufficialmente la Asl spiega quali sono motivazioni e percorsi che porteranno al nuovo ospedale.
Il direttore generale non cita associazioni, partiti e comitati di quartiere che hanno espresso pareri negativi sulle voci che circolano – visto che di progetti ancora non ce ne sono – ma il riferimento è chiaro: «Vogliamo realizzare l’ospedale nell’ottica della massima trasparenza, questo è il primo di una serie di incontri per discuterne con i cittadini dell’intera provincia. Rispetto la trasparenza, ma la pubblica amministrazione non può essere imbrigliata da discussioni che durano cinque anni. L’ospedale si deve fare».
Di Giosia ricorda il suo predecessore Roberto Fagnano che dal 2017 ha iniziato a lavorare sull’idea di un nuovo ospedale e ha creato nella Asl un gruppo di lavoro che si è formato con adeguate competenze sull’argomento. Poi cita l’individuazione delle aree possibili, avvenuta con delibera del consiglio comunale nel 2017, a cui nel 2019 è stata aggiunta l’area dell’attuale Mazzini. Al riguardo Di Giosia non ha dubbi: l’area del Mazzini è inadatta, sia per un nuovo ospedale che per la ristrutturazione del vecchio. «L’attuale ospedale presenta criticità logistiche legate a una configurazione degli spazi immaginata negli Anni 60 e che oggi ne rende difficoltoso il mantenimento ed è sopratutto difforme dai requisiti minimi di accreditamento degli ospedali. Il primo lotto ha anche gravi carenze su vulnerabilità sismica e norme antincendio. E comunque anche dopo i lavori di adeguamento resterebbe una struttura vecchia sia nella ospitalità alberghiera sia nella organizzazione degli spazi. Inoltre la convivenza di un ospedale con un enorme cantiere è difficile – non possiamo chiudere i reparti – e molto pericolosa, soprattutto per i pazienti: non li posso mettere a rischio». E poi, sottolinea, tutti i tecnici di grandi imprese interessate al project financing che hanno esaminato a fondo l’area del Mazzini l’hanno scartata perchè molto problematica e “satura” di edifici.
Ecco dunque, citato da Di Giosia, il grande spauracchio, il project financing, quello che dovrebbe consegnare ai privati la sanità teramana, secondo i timori del “fronte del no”. A spiegarne i lati positivi e negativi è Ivo Allegro consulente della Asl per la materia e docente all’Università Federico II di Napoli. «Non c’è nessuna privatizzazione per i servizi sanitari “core”, mentre ricordo che altri come la lavanderia e la mensa già non sono gestiti dalla Asl. Ormai i project financing non hanno i problemi di quelli risalenti a 15 anni fa. Nei contratti sono ben specificate performance di servizi e prestazioni; se si scende sotto il livello previsto la parte privata viene penalizzata con una decurtazione delle somme. Fra l’altro il privato si impegna alla modernizzazione degli impianti tecnologici». Un altro aspetto positivo sono i tempi di realizzazione: 3-5 anni se i lavori sono eseguiti dai privati, più del doppio nell’appalto pubblico, è stato specificato nella conferenza stampa. E questo non è secondario, sia per il mantenimento del livello di qualità dei servizi forniti dalla Asl, ma anche perche gli 81 milioni 590mila euro per il nuovo ospedale trovati da Fagnano al ministero della Salute «hanno una scadenza, rischiamo di perderli», annuncia Di Giosia, «peraltro non basteranno: stiamo cercando di averne altri 50-60 dalla Regione». Questo solo per la parte di finanziamento pubblico del project perchè, sottolinea Allegro, per costruire un ospedale da 600 posti come quello previsto a Teramo di milioni ne servono 250-300.
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