Nuovo ospedale, tutti d’accordo Il problema adesso sono i tempi

14 Settembre 2017

I consiglieri regionali di maggioranza e opposizione rispondono all’allarme lanciato dai medici Anaao Pepe: l’assemblea dei sindaci dia il via. Mariani: l’iter può già partire. Gatti: Regione incapace di fare

TERAMO. Ospedale nuovo, tutti d’accordo, con diverse sfumature. L’impressione è che ormai manchi un soffio per avviare l’iter amministrativo, ma nessuno compiere il passo decisivo.
E’ questo l’orientamento dei politici regionali, chiamati in causa dell’Anaao, il sindacato dei medici che ha lanciato l’allarme sulla situazione della sanità in provincia. In sostanza il segretario regionale Filippo Gianfelice ha detto ieri in una lunga intervista-denuncia sul Centro che mancano medici di reparti chiave e che bisogna rinnovare le attrezzature: la soluzione è realizzare il nuovo ospedale da 650 posti visto che quattro presidi per acuti ormai non sono più sostenibili.
«Sono assolutamente favorevole», esordisce l’assessore regionale Dino Pepe, «bisogna cogliere questa opportunità. I fondi la Regione li ha a disposizione e ha deliberato su questa strategia. E’ importante concentrare l’offerta sanitaria e avere una struttura idonea, visto che gli ospedali di Teramo, Giulianova e Atri non sono a norma. Peraltro sono previsti investimenti su Atri e Giulianova, nessuno rimane indietro. Bisogna fare una riflessione sulla localizzazione, accogliamo favorevolmente il pronunciamento del consiglio comunale di Teramo. A mio avviso bisogna fare un’assemblea dei sindaci, rispettando la città capoluogo. E in tempi brevi, quei fondi potrebbero seguire altre strade».
Secondo il capogruppo Pd in regione, Sandro Mariani, i tempi sono maturi e dopo il pronunciamento del consiglio comunale «ora c'è la possibilità di procedere. Ormai è palese che sarà a Teramo. Io penso che superato questo momento legato a alla scadenza di governance della Asl (a fine mese scade l’incarico al direttore generale Roberto Fagnano, ndr), entro brevissimo tempo si può avviare il percorso amministrativo. L’ospedale nuovo è inevitabile, in una sanità che va verso le eccellenze, in cui si richiedono medici cche abbiano determinati volumi di attività e attrezzature di ultima generazione. Venti anni fa aveva senso di avere l'ospedale di paese, oggi si fanno cose a livelli altissimi».
Il consigliere regionale del Pd Luciano Monticelli appoggia il progetto del nuovo mega ospedale perchè «anche gli altri ospedali manterranno le proprie attitudini. L'ospedale nuovo rafforza gli ospedali di base che continueranno a lavorare lo stesso, basta che si specializzino in alcune branche, come accade ad Atri (ad esempio il centro di fibrosi cistica, l’ endocrinologia o l’urologia, solo per citare alcuni reparti). E’ un treno di finanziamenti che non va perso».
Dall’opposizione, favorevole anche il vicepresidente della Regione Paolo Gatti, che però ritiene gravissimi i ritardi nell’avvio della realizzazione. «Sono passati ormai tre anni e mezzo di governo regionale, a cui immagino spetti la decisione, ovviamente con il consenso sociale più largo possibile. Ma la maggioranza in Regione cincischia. Noi siamo d'accordissimo nel fare una struttura nuova, importante, moderna, antisismica. Ovviamente se si fa una cosa del genere si deve fare a Teramo, che non può essere l'unico capoluogo d'Italia senza ospedale. E poi bisogna pensare a quello che si fa nei contenitori vuoti: per il complesso di Villa Mosca ci vuole un'idea. Ad esempio in provincia di Teramo manca la riabilitazione pubblica, quello di Atri potrebbe essere riconvertito così. Per Giulianova che significa la costa, la medicina nei mesi estivi, il turismo ci vuole un progetto complessivo. Ma questa gente da tre anni e mezzo, finora ha fatto solo interviste. Eppure anche pezzi dell'opposizione hanno dato delle aperture, che vogliono di più? A questo punto penso ragionevolmente che di questa faccenda se ne occuperà il prossimo governo regionale. Certo, continuare a parlare di ospedale nuovo disinteressandosi del presente, provoca degli effetti negativi sulla sanità attuale. La gestione del quotidiano in questi anni affidata alla buona volontà degli operatori e di chi governa la Asl».
Insomma, un’opposizione che «non fa certo barricate», come dice Gatti. Non a caso anche Giorgio D’Ignazio, consigliere regionale dell’Ncd è favorevole «ma è fondamentale che si pensi anche ai quattro presidi, anche perchè la realizzazione del nuovo non si fa dall'oggi al domani. Non si possono distruggere gli altri, nel frattempo la gente si deve curare: la Asl deve continuare a investire sui quattro ospedali, sia in termini di attrezzature che di personale, non si può svuotare la sanità in previsione di qualcosa che non si da quando sarà costruita».
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