Odissea degli atriani fuggiti dal gelo

Ospiti in hotel a Pineto. Una madre: «In ospedale mi hanno fatto andar via»
PINETO. Sono arrivati senza valigie, lasciando le case in fretta e furia. Sono le famiglie alloggiate all’hotel Centrale di Pineto. La maggior parte proviene da Atri, circa 30 persone. Ci sono mamme, nonne, bambini, genitori che hanno deciso di abbandonare le abitazioni dopo tre giorni di black out elettrico, idrico e senza riscaldamento.
La storia di Milena Cellinese con un neonato di 7 mesi e un bimbo di 5 anni ha dell’incredibile. «Siamo fuggiti dalla nostra abitazione che ormai aveva raggiunto circa 5 gradi », racconta, «stavamo morendo di freddo, così sono uscita a piedi e mi sono diretta al pronto soccorso dell’ospedale. Ho chiesto di ospitarci ma dopo un primo momento ci hanno detto che dovevamo lasciare la struttura sanitaria, così ci siamo messi a camminare a piedi lungo la provinciale per Silvi. E’ stato l’interessamento di un volontario a portarci in salvo verso la costa. Ora siamo al caldo e trattati bene dai gestori dell’albergo, speriamo di tornare il prima possibile nelle nostre case. E’ stato un incubo». La famiglia Collevecchio abita in via Santa Chiara. «Eravamo sommersi», racconta il capofamiglia, «da una coltre di neve, siamo scappati da una situazione da paura. Abbiamo saputo da alcuni volontari della Protezione civile che a Pineto c’erano delle strutture pronte all’accoglienza così non ci abbiamo pensato due volte e ce ne siamo andati portando con noi pochi effetti personali». Due anziani residenti in via Di Jorio ricordano: «La decisione di scappare è venuta dopo la seconda scossa di terremoto: eravamo perduti e ci siamo fatti venire a prendere considerando che eravamo isolati dal mondo».La famiglia Zippilli per arrivare ha preso un mezzo messo a disposizione del Comune di Pineto. Domenico di 10 anni: «Senza la luce andavamo a dormire alle 7 di sera, abbiamo deciso di scappare dalla nostra casa abbiamo percorso un chilometro a piedi, per fortuna qualcuno ci ha ospitato, ora stiamo bene e giochiamo sui telefonini». La famiglia Martella aggiunge: «I bambini hanno sofferto il freddo per fortuna qualcuno ci è venuto a prendere altrimenti saremmo rimasti congelati».
Domenico Forcella
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