Offese sui social a Mattarella: 72enne condannato a un anno

14 Ottobre 2023

L’uomo di Tortoreto insultò su Facebook il presidente in occasione di una visita all’Aquila nel 2019 Nel pc aveva materiale pedopornografico, per questo reato ulteriore pena di un anno e 4 mesi

TERAMO. È stato condannato a un anno dal tribunale di Teramo G.B., il 72enne di Tortoreto accusato di aver offeso e minacciato sui social, nel 2019, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La condanna è arrivata solo per il primo dei due capi d’imputazione che riguardavano le frasi contro il capo dello Stato, ovvero per aver offeso l’onore e il prestigio del presidente scrivendo su Facebook, nella sezione riservata ai commenti dell’articolo del quotidiano online Abruzzo Live relativo alla presenza di Mattarella all’Aquila per l’inaugurazione dell’anno scolastico nel decennale del sisma, una frase piena di insulti che si concludeva con «traditore». G.B. – difeso dagli avvocati Fabio Cassisa e Massimo Tiberio – è stato invece assolto per il secondo capo, ovvero per l’accusa di minaccia a un corpo politico o a una rappresentanza di esso, avendo scritto sempre su Facebook, ma stavolta sul proprio profilo personale e un mese dopo il primo episodio, «il presidente farebbe bene a preoccuparsi» sotto la foto di un cecchino con l’arma puntata verso l’obiettivo e la frase “Shooter un miglio” (il titolo di un film).
Quando gli inquirenti, indagando su queste frasi contro Mattarella, hanno sequestrato il personal computer del 72enne di Tortoreto, gli hanno trovato centinaia di immagini pornografiche riguardanti bambini e ragazzi minorenni che l’uomo si era procurato tramite accesso a siti internet. Per questo l’uomo è finito a processo anche per detenzione di materiale pedopornografico e il tribunale teramano in composizione collegiale – presidente Claudia Di Valerio, a latere Erika Capanna Piscè ed Emanuele Ursini – per questo reato lo ha condannato a un anno e quattro mesi più una multa.
La pubblica accusa è stata rappresentata dal pubblico ministero Roberta D’Avolio della Direzione distrettuale antimafia dell’Aquila (competente per il reato contestato). Nel processo non c’erano parti civili. (d.v.)
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