Oggi a Caracas i funerali dell’ingegnere

La storia di Celli Ursi, che era felice di stare in Venezuela. Penna Sant’Andrea lo ricorda con una messa
PENNA SANT’ANDREA. «Era fiero del suo lavoro di ingegnere meccanico e non voleva tornare in Italia. Era felice di vivere con la famiglia in Venezuela». Queste le prime parole di Nino Celli, padre di Maurizio Alberto Celli Ursi, il teramano ucciso in un tentativo di rapina a Caracas martedì scorso.
La vita dell’ingegnere si era svolta quasi tutta in Venezuela dove il padre, prima di tornare in Abruzzo in età avanzata, gestiva una farmacia. Celli Ursi non aveva mai manifestato la volontà di tornare al paese d’origine, era contento di essere riuscito ad aprire una fabbrica nel distretto sud di Caracas e di essersi stabilito lì con tutta la famiglia. Si era laureato in ingegneria meccanica a Bari e dopo essersi sposato con una donna pugliese si era trasferito con la moglie e la sorella, emigrata negli Stati Uniti, per raggiungere il padre a Caracas. Era tornato in Italia due anni fa per il venticinquesimo anniversario del suo matrimonio ma era subito ripartito per lavorare. Era un uomo dedito al lavoro ed aveva sacrificato il suo tempo per rendere migliore la qualità della vita della propria famiglia. «Una persona per bene e degna di ammirazione», scrive Mauro Celli, uno dei due figli di Maurizio e noto dj della scena locale, «tutti quelli che hanno conosciuto mio padre avranno sicuramente un bel ricordo e mi conforta avere il tutto il sostegno degli amici e di tutte le persone che gli sono state vicino».
Commozione generale anche a Penna Sant’Andrea dopo l’arrivo della tragica notizia, molti i messaggi di solidarietà lasciati sul profilo Facebook del professionista teramano da amici italiani e venezuelani. Secondo i primi racconti dei familiari, le notizie dal Venezuela sono ancora imprecise, sembra che il 54enne mentre percorreva un’autostrada nel distretto di Caracas sia stato affiancato da due malviventi armati in sella ad una moto ed abbia temuto un possibile sequestro di persona, molto frequente in quella zona della paese, o la rapina della propria Toyota Hilux color vinaccio. Per liberarsi dei due rapinatori ha accelerato ma è stato raggiunto e colpito alla testa da alcuni proiettili che lo hanno ferito mortalmente.
«Mia moglie è partita subito per il Venezuela e vorremmo riportare il feretro a Penna Sant’Andrea», conclude Nino Celli, «ma su questo lasceremo decidere alla moglie e ai figli che vivono insieme nella capitale Venezuelana». Giovedì sera, nella chiesa di Penna Sant’Andrea, si è svolta una messa in ricordo di Maurizio in attesa dei funerali che si svolgeranno oggi a Caracas alle 15.30 ora locale, le 20.30 in Italia. La salma sarà seppellita nel cimitero del distretto est della capitale.
Mattia Di Valentino
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