Oggi gli incontri decisivi Italia Viva resta in gioco

Anche se i renziani non sono graditi agli altri alleati, D’Alberto ha un progetto di respiro regionale che sarebbe compromesso dall’esclusione del partito
TERAMO. È il giorno della verità per allargamento della maggioranza e riassetto della giunta in Comune. Per oggi è in programma, infatti, il secondo giro di consultazioni del sindaco Gianguido D’Alberto con vecchi e nuovi alleati da cui emergeranno le indicazioni che orienteranno le scelte definitive. Si tratterà di un passaggio rapido secondo i propositi del primo cittadino, che negli ultimi tre giorni ha tenuto contatti informali ma più che altro si è preso tempo per riflettere, destinato soprattutto a sciogliere il nodo della presenza di Italia Viva nella coalizione che affiancherà D’Alberto nella seconda parte della consiliatura.
Il post su Facebook di Giovanni Luzii, approdato tra i renziani insieme agli ulteriori due ex “Teramo 3.0” in consiglio, l’ex vicesindaco Maria Cristina Marroni e Osvaldo Di Teodoro, oltre che al fuoriuscito dal Pd Flavio Bartolini, è suonato come uno strappo con gli alleati delle scorse elezioni. Le accuse di invidie e gelosie rivolte al resto della coalizione, che avrebbe spinto verso l’isolamento il gruppo di fresca adesione a Italia viva, non sono piaciute agli altri rappresentanti del partito, che avrebbero invitato il collega a una maggiore cautela nelle dichiarazioni anche social. Pd e altre forze di maggioranza, comunque, non sono stati teneri sulle prospettive di coinvolgimento dei renziani nel nuovo corso indicato dal sindaco. Nel corso delle consultazioni sono riaffiorate contestazioni sull’ambiguità politica degli ex “Teramo 3.0” e richieste pressanti di coerenza da parte di tutte le componenti della coalizione.
Tuttavia l’esclusione a priori di Italia Viva, che risulterebbe una sorta di sfiducia preventiva, rischia di compromettere la portata del progetto. Se il respiro dell’operazione, come evidenziato dal sindaco, vuole andare oltre il livello comunale, per rilanciare il ruolo di Teramo nel contesto regionale, la rottura con i renziani pregiudicherebbe il raggiungimento dell’obiettivo. Per D’Alberto sarebbe molto difficile porsi come punto di riferimento del centrosinistra abruzzese dopo aver di fatto cancellato dalla sua amministrazione una componente importante della coalizione. Del resto il deputato di Italia Viva Camillo D’Alessandro era stato chiaro nei giorni scorsi quando aveva fatto sapere che l’emarginazione del suo partito a Teramo avrebbe prodotto ripercussioni sugli accordi con il Pd in altri comuni.
Per i Dem teramani, comunque, non ci sono accordi precostituiti con i renziani sulle amministrazioni locali e D’Alberto, in quanto espressione di un raggruppamento civico, non sarebbe obbligato a tenerne conto qualora esistessero. Resta lo scenario politico che va oltre la dimensione cittadina, che suggerirebbe di evitare lo strappo. A meno che non siano proprio i renziani a non accettare un eventuale ridimensionamento della loro presenza in giunta, ad esempio con la rinuncia al ruolo di vicesindaco per Marroni. D’Alberto, a quel punto, potrebbe ritenersi non responsabile della rottura.
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