Omicidio al night, sequestro da 3 milioni

29 Agosto 2024

Sigilli a case e terreni di proprietà dell’ex gestore del locale di Silvi accusato di aver spinto in strada la vittima poi investita

TERAMO. Il giudice Roberto Veneziano l’evidenzia più volte nelle 16 pagine di decreto: «È fin troppo agevole prevedere che lo stesso, nel prendere progressivamente consapevolezza dell’esposizione del proprio patrimonio alle iniziative risarcitorie delle costituite parti civili, provvederà gradualmente a disfarsi di gran parte dei beni immobili di cui è attualmente titolare». Una probabilità che il tribunale teramano scongiura con il sequestro conservativo di beni per un valore di tre milioni di euro nella disponibilità di Pietro Mercurio, l’imprenditore napoletano 66enne a processo per omicidio preterintenzionale. Secondo l’accusa il 19 aprile del 2022 fu lui a spingere in strada Marco Monti, 51enne imprenditore di Città Sant’Angelo che venne travolto da un’auto sulla statale 16 a Silvi davanti al night club Zeus. Secondo la Procura quella notte la vittima venne spintonata in strada da Mercurio, all’epoca dei fatti gestore del night, al termine di una violenta lite scoppiata a causa di una donna contesa. Mercurio è accusato di omicidio preterintenzionale, sfruttamento della prostituzione e minacce e dopo un’ istanza di patteggiamento respinta è a processo davanti alla Corte d ’assise con la prima udienza fissata a settembre.
La richiesta di sequestro era stata presentata dai familiari di Monti che si sono costituiti parti civili rappresentati dall’avvocato Enzo Di Lodovico. Nel provvedimento il giudice fa riferimento in particolare a delle intercettazioni ambientali che riguardano alcune conversazioni tra Mercurio e un familiare all’epoca in cui il 66enne era detenuto in carcere (attualmente è libero, senza nessun tipo di obbligo).
Così scrive il magistrato: «Sulla scorta di tanto ben si comprende che Pietro Mercurio ha, in più occasioni, palesato il proposito, espresso sempre con formule stentoree che non lasciano margini di dubbio, di voler dismettere molti dei beni mobili ed immobili che caratterizzano il suo patrimonio e che fanno parte delle garanzie che tutelano le obbligazioni civilistiche ex delicto che potrebbero certamente insorgere all’esito del processo di primo grado, profilo attuale e concreto che si atteggia come un dato da cui non è possibile prescindere nell’approcciarsi alle tematiche esposte dalle parti civili che hanno richiesto la tutela ex art.316 cpp, sì da indurre lo scrivente giudice a condividerne le aspettative a disporre, in termini di consequenzialità, il sequestro conservativo di alcuni dei beni immobili di cui il prevenuto è titolare, emergendo ex actis un quadro indiziario di tale coerenza e gravità da lasciar presagire una futura sentenza di condanna di Pietro Mercurio, cui conseguiranno obbligazioni ex delicto con correlati crediti vantati dalle costituite parti civili che dovranno essere soddisfatte e, per questo, tutelate da ogni possibile pregiudizio». E a questo proposito specifica: «Ben si comprende che allo stato non è possibile avventurarsi in valutazioni prognostiche in merito al quantum debeatur che, in sostanza, integrerà il credito azionabile in termini di risarcimento danni, ma allo stesso modo è necessario predisporre un’adeguata tutela alle aspettative degli aventi causa della vittima, avendo le sezioni unite penali della Cassazione chiarito che per disporre il sequestro conservativo può bastare l’insufficienza attuale del patrimonio del debitore ai fini dell’adempimento delle obbligazioni previste dall’art. 316 e in relazione all’entità delle medesime».
Il sequestro, a cui la Procura aveva dato parere negativo, è stato disposto su immobili di Napoli e Silvi e su terreni nel Napoletano. Secondo l’accusa della Procura (pm titolare del fascicolo Laura Colica) Monti quella sera venne investito dall’automobilista (a processo per omicidio stradale) dopo essere stato spintonato in strada da Mercurio. Una lite nata a causa di una donna contesa, una ballerina del locale. La vittima finì sulla strada e il conducente della vettura non riuscì ad evitare l’impatto. Un’indagine a cui hanno dato una svolta due momenti, in particolare: l’affidamento da parte della Procura di una consulenza tecnica per la ricostruzione della dinamica dell’incidente e la testimonianza di una ragazza che all’epoca lavorava nel locale. I primi sospetti, nel fascicolo inizialmente aperto per omicidio stradale, sono nati da un esame delle fasi dell’impatto tra macchina e vittima. Ovvero i segni lasciati sul parabrezza della vettura non compatibili con la ricostruzione dell’attraversamento della strada da parte dell’uomo. A questo punto quella consulenza è stata interrotta e le indagini della Procura hanno preso una direzione diversa con tanto di riesumazione del cadavere.
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