Omicidio Bellisari, c’è un indagato

19 Dicembre 2014

Iscritto nel registro un conoscente della vittima che avrebbe ucciso il pensionato per impossessarsi dei suoi soldi

PIETRACAMELA. C’è forse una svolta nelle indagini per l’omicidio di Renato Bellisari, il pensionato di 77 anni trovato massacrato nella sua casa di Intermesoli il 25 settembre scorso. Il sostituto procuratore Andrea De Feis, titolare dell’inchiesta, ha iscritto una persona nel registro degli indagati, una persona della quale non è stata resa nota l’identità. Si suppone, stando anche ad alcune perquisizioni condotte nelle ultime ore in alcune abitazioni e in un ristorante della zona, che possa trattarsi di una persona del posto, che comunque fosse conosciuta dalla vittima, probabilmente l’amico sul quale si erano concertare le indagini nelle ultime settimane perché la sua posizione aveva destato più di un sospetto sul suo conto. Di sicuro un uomo, perché ci è voluta la forza di un uomo per massacrare Bellisari nel modo orrendo in cui è stato ucciso, con sette bastonate alla testa.

Non è escluso che l'iscrizione di questa persona sul registro degli indagati sua un passaggio tecnico, quale atto dovuto per permettere ai carabinieri del reparto operativo del comando provinciale di Teramo, guidati dal capitano Nazario Giuliani, di effettuare prelievi biologici utili alla comparazione con elementi evidenziati sul luogo del delitto. Potrebbe quindi trattarsi di un approfondimento delle indagini già avviate, che potrebbe anche risolversi con un nulla di fatto, ma l’impressione è quella che gli inquirenti siano davvero arrivati a una svolta nel’inchiesta su un giallo che sembrava destinato a restare senza soluzione.

Che questa possa trovarsi nell’iscrizione nel registro degli indagati dell’amico o conoscente della vittima è ancora tutto da vedere, ma sembra assai probabile che sia stato effettivamente compiuto un importante passo in avanti nell’inchiesta. Bellisari venne trovato con la testa fracassata, in un lago di sangue, la sera del 25 settembre, ma il delitto era stato compiuto il giorno precedente. Da chi forse sapeva che il pensionato, che aveva lavorato in Canada per oltre trenta anni e che da quando era tornato risiedeva a Intermesoli, la frazione di Pietracamela in cui era nato, era solito andare in giro con grosse some di denaro in tasca. Prima di essere ucciso aveva fra i due e i tremila euro nel portafogli, secondo quanto accertato dagli inquirenti che quindi si sono subito indirizzati verso chi avrebbe potuto essere al corrente di questa circostanza.

E’ stata quindi quella del delitto a scopo di rapina la pista principale dell’indagine, anche se gli inquirenti non ne hanno tralasciata alcuna. E’ comunque certo che chi ha ucciso – utilizzando molto probabilmente un bastone o uno degli attrezzi del camino – si è impossessato dei soldi e della chiavi del piccolo appartamento della vittima che non sono mai state trovate. Resta da stabilire, inoltre, se i sospetti sulla persona indagata siano anche collegati ai risultati delle analisi del Ris sulle impronte di scarpe trovate sul luogo del delitto, vicino al corpo della vittima. (cr.te.)

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