Omicidio Di Martino, ora si va in appello

7 Settembre 2022

Silvi, il legale dell’imputato: «Convinto che la morte del padre non sia stata causata volontariamente»

TERAMO. «Resto convinto che la morte di Giovanni non sia stata volontariamente provocata dal mio assistito ma sia avvenuta a seguito di una violenta colluttazione prolungata tra padre e figlio. Giuseppe sarà sempre profondamente addolorato per la morte del papà. Confermo la proposizione dell’appello avverso la sentenza del tribunale di Teramo»: così l’avvocato Marco Pierdonati, difensore del 48enne architetto di Silvi Giuseppe Di Martino condannato in primo grado a 25 anni con l’accusa di aver ucciso il 73enne padre Giovanni nel corso di un violento litigio scoppiato nella loro abitazione di Silvi nella notte tra il 13 e il 14 giugno 2019.
Nei giorni scorsi sono state depositate le motivazioni della sentenza di condanna. Secondo i giudici il figlio voleva uccidere il padre morto per strozzamento. «La condotta complessivamente posta in essere dall’imputato», si legge nelle motivazioni della Corte d’assise (presidente Flavio Conciatori, a latere Francesco Ferretti giudice estensore), «evidenzia una incontrovertibile determinazione da parte di Giuseppe Di Martino, seppure verosimilmente insorta o quantomeno notevolmente rafforzatasi al momento dello scontro fisico con il padre, che non lascia dubbi sulla sussistenza della volontà omicida». Con un particolare, secondo i magistrati, a sottolineare la volontarietà dell’azione: «La stretta letale al collo evidenzia l’assenza di qualsiasi ripensamento da parte dell’imputato e una particolare determinazione del medesimo nel portare a termine la condotta omicida, nonostante questi avesse il pieno dominio della situazione».(d.p.)