Omicidio di Martinsicuro, il killer confessa: "È stata una vendetta"

10 Giugno 2015

Albanese di 49 anni fermato dopo una notte di vagabondaggio ma i carabinieri cercano anche dei complici. Non si trova la pistola

MARTINSICURO. E’ un epilogo che si consuma poche ore dopo l’agguato e che dà un nome all’assassino di Roberto Tizi, il 35enne freddato domenica sera mentre scendeva dalla sua vettura nel quartiere Tronto di Martinsicuro. A confessare il delitto è Arjan Ziu, albanese 49enne senza fissa dimora con una denuncia per rapina, che dopo una notte di vagabondaggio viene bloccato intorno alle 13 di ieri nel cuore della cittadina vibratiana. «L’ho ucciso per vendetta» dirà più tardi ad investigatori ed inquirenti nel corso di un primo lungo interrogatorio in cui ripercorre il violento litigio avuto qualche ora prima del fatto con Tizi. Ma il suo fermo per omicidio volontario aggravato non esaurisce la ricostruzione del mortale agguato. I carabinieri, infatti, sono convinti che quando Ziu si è presentato davanti all’abitazione di Tizi non fosse da solo ma in compagnia di uno o due persone. Versione, quest’ultima suffragata, dalle testimonianze non solo della compagna della vittima, che era alla guida della macchina e che è rimasta lievemente ferita, ma anche da alcuni testimoni. E sotto la lente degli investigatori anche il movente della vendetta, che potrebbe non essere il solo motivo scatenante.

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Il fermo e la pistola. Mancano pochi minuti alle 17 quando Ziu esce dalla caserma dei carabinieri di Alba Adriatica diretto nel carcere di Castrogno con l’accusa di omicidio volontario aggravato. Ci era entrato cinque ore prima quando, intorno alle 13, era stato bloccato dai carabinieri in piazza Cavour, nel centro di Martinsicuro. Un luogo da cui, evidentemente, non si era mai allontanato visto che molti commercianti hanno raccontato di averlo visto girare. «Quando è entrato nel mio locale», ha raccontato uno di loro, «aveva ancora la maglietta strappata con tracce di sangue». Assistito dal suo legale Tiziano Rossoli l’uomo ha fornito ampie dichiarazioni ai carabinieri confessando di aver sparato a Tizi per vendicarsi delle botte prese lui qualche ora prima in prossimità di un bar della zona. Aggiungendo qualcosa di importante su cui investigatori e inquirenti mantengono il più stretto riserbo e che nelle prossime ore consentirà di ricostruire non solo la dinamica dell’agguato ma anche il perchè. Il fermato avrebbe fornito indicazioni per far ritrovare la pistola che però non è stata ancora rinvenuta, ma anche su questo si annunciano a breve delle novità. E novità potrebbero arrivare anche dalle parole della compagna della vittima già sentita ieri mattina, ma che probabilmente sarà ascoltata nuovamente.

L’autopsia. Domani mattina l’anatomopatologo Giuseppe Sciarra eseguirà l’autopsia sul corpo della vittima. Esame indispensabile non solo per capire con esattezza il numero dei colpi di pistola che hanno raggiunto Tizi, tre dei cinque complessivamente esplosi, ma anche per dare una ricostruzione della direzione con cui sono stati sparati. Per questo già nella serata di ieri è stata eseguita una prima ricognizione cadaverica in attesa dell’esame autoptico. Il legale dell’albanese ha annunciato che non nominerà un proprio consulente.

I testimoni. E per tutta la mattinata di ieri i carabinieri hanno raccolto testimonianze. Non solo di chi ha assistito all’agguato mortale, ma anche di chi qualche ora prima è stato testimone della violenta lite tra Tizi e Ziu scoppiata vicino ad un bar. Sono volati pugni e schiaffi e ad avere la peggio è stato Ziu fino a quando sul posto non è intervenuta l’ambulanza della Croce Verde, ma l’albanese non ha voluto essere medicato. Indagano i carabinieri del reparto operativo guidati dal maggiore Nazario Giuliani, quelli del nucleo operativo e radiomobile di Alba diretti dal luogotenente Gregorio Camisa e coordinati dal capitano Raffaele Iacuzio. Le indagini sono coordinate dal procuratore Antonio Guerriero e dal sostituto Bruno Auriemma.

(ha collaborato Alex De Palo)

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