Omicidio Mazza, ergastolo a Bisceglia

12 Luglio 2014

La corte d’appello riforma la condanna di primo grado a 30 anni, riconosciuta l’aggravante dei motivi futili e abietti

TERAMO. Basta una camera di consiglio per riavvolgere il nastro e un condannato a 30 anni per omicidio torna un detenuto con un fine pena mai e sei mesi di isolamento diurno. Perchè in una storia che gira sull’elica di un Dna ogni cosa ha la sua importanza e i motivi futili e abietti sono l’aggravante che i giudici d’appello mettono in capo alla sentenza di ergastolo per Romano Bisceglia, 57 anni, accusato di aver strangolato e fatto a pezzi la sua ex convivente Adele Mazza.

Nell’aprile del 2013 Bisceglia era già stato condannato all’ergastolo in primo grado, ma tre mesi dopo quella sentenza era stata annullata dalla corte d’appello per un vizio di forma legato alla composizione della corte, in particolare alla sostituzione di un giudice popolare. Così era iniziato il processo bis al termine del quale l’uomo era stato condannato a 30 anni perchè i giudici non avevano riconosciuto le aggravanti della premeditazione e dei motivi futili. Una sentenza, quella bis, contro cui hanno fatto ricorso sia la difesa dell’imputato (l’avvocato Barbara Castiglione) decisa a dimostrare l’innocenza del suo assistito, sia la procura (il pm Stefano Giovagnoni) pronta a chiedere il carcere a vita proprio puntando sulle due aggravanti. Perchè per la pubblica accusa Bisceglia è l’assassino, incastrato dalla traccia del suo Dna trovato sul nastro adesivo usato per chiudere uno dei sacchi con i resti del cadavere, ma anche da decine di testimonianze, dalla corda e dai coltelli tenuti in casa, dal carrello usato per trasportare i resti e scaraventarli nella scarpata di via Franchi, dal sangue della vittima nel bagno di casa e da quello trovato su un suo scarpone, dal suo odio per Adele che aveva deciso di smettere di drogarsi e prostituirsi.

Nel processo d’appello (prima udienza mercoledì e ultima ieri) la procura generale, associandosi al ricorso presentato dal pm teramano, ha chiesto l’ergastolo per Bisceglia. Richiesta a cui si sono si sono associate le parti civili rappresentate dagli avvocati Gennaro Lettieri e Renzo Di Sabatino. Commenta l’avvocato Di Sabatino: «Penso che per un delitto così efferato la pena più giusta sia l’ergastolo e non 30 anni». E, in attesa del ricorso in Cassazione, ci sono le parole di una sorella di Adele a fermare il tempo. « Noi vogliamo ringraziare i nostri avvocati Lettieri e Di Sabatino e la procura per il lavoro fatto», dice Giuseppina Mazza, «perchè questa condanna all’ergastolo ci ridà fiducia nella giustizia e soprattutto ci fa dire che forse nostra sorella ora potrà finalmente riposare in pace». Il 6 aprile del 2010 quel che restava di Adele Mazza venne ritrovato in una scarpata alle porte della città: il corpo sezionato in cinque parti chiuse nelle buste della spazzatura buttate tra i rifiuti. Adele aveva 46 anni, un figlio e il sogno di riprendersi una vita segnata dall’eroina.

©RIPRODUZIONE RISERVATA