«Omicidio Spinelli, non fu legittima difesa»

19 Ottobre 2018

Alba Adriatica, le motivazioni della sentenza di condanna a trent’anni anni per l’albanese Koldashi

ALBA ADRIATICA. Una certosina ricostruzione dei fatti con l’esclusione della legittima difesa fa da filo conduttore alle 51 pagine con cui il giudice Roberto Veneziano motiva la condanna a 30 anni inflitta (al termine di un rito abbreviato) al 27enne albanese Fitim Koldashi per l’omicidio del 22enne di origini rom Manuel Spinelli accoltellato nel giugno del 2017 ad Alba Adriatica. «La condizione di difesa legittima», scrive il giudice, «deve essere categoricamente esclusa avendo la ripresa video estrapolata dalla apparecchiatura di sorveglianza presente sulla scena del delitto, fin troppo chiaramente, ripreso i movimenti dei coattori della vicenda, ponendo in risalto che era stato l’albanese a fermare l’auto proprio in corrispondenza della sagoma di Spinelli e ponendo in risalto che il contatto con lo stesso, attuato mediante l’uso del coltello a serramanico, era avvenuto ancor prima che si potesse innescare la reazione difensiva».
Il giudice, in questo caso, fa riferimento ad alcuni testimoni oculari e scrive: «Descrizione che, trovando conforto nella ricostruzione della dinamica eseguita dal medico legale segna, in termini assai sintomatici, lo stigma di una ferocia e di una risoluzione criminale che definire bestiale si appalesa finanche riduttivo, evocativo di un tratto personologico irrimediabilmente deviato e dedito, incondizionamente, al delitto». L'omicidio di Manuel Spinelli si era consumato in pochi istanti quando, secondo la ricostruzione dei carabinieri, la vittima, che si trovava fuori a cena con alcuni parenti, si sarebbe incrociato con l'albanese che in quel momento stava passando in auto con la sua fidanzata, la ex di Spinelli, e che, ricostruisce il giudice dalle immagini del sistema di videosorveglianza, alla vista della macchina dell’altro avrebbe cambiato direzione con l’intento di raggiungerlo. Scrive Veneziano a pagina 46: «La dinamica del fatto denota l’esplosione di un vero e proprio raptus con estrinsecazione di indubbia ferocia nei confronti di un giovane che, stando alla visione del filmato, non aveva posto in essere alcun atteggiamento provocatorio o, comunque, lesivo del fragile equilibrio psico-emotivo del prevenuto (della cui presenza in auto, sul lungomare di Alba Adriatica, non si era neanche avveduto fino al momento in cui lo stesso si appalesava ponendosi con la vettura ad immediato ridosso della sua posizione demabulatoria)». E, sostiene il giudice, «è possibile asserire, con ragionevole certezza, che nel momento in cui usciva fuori dall’abitacolo della vettura l’albanese non solo aveva con sè il coltello, ma aveva già provveduto ad estrarre la lama del corpo ricettore».
Il movente? Per Veneziano è da trovare nel fatto che la sua compagna avesse in passato avuto una relazione con Spinelli. «Emerge il risentimento e il disprezzo che Koldaschi nutriva verso Manuel Spinelli», scrive il giudice, «nei confronti del quale avvertiva astio a causa di quel serpeggiante senso di risentimento che, a volte, prova chi si sente, senza alcun apparente motivo, in innaturale competizione con l’ex compagno della propria fidanzata quasi che dovesse, in qualsivoglia modo, dimostrare la propria supremazia sul mondo interiore della donna amata con le connotazioni ossessive del dominio».(d.p.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.