Omicidio Tizi, settant’anni di carcere

24 Marzo 2016

L’uomo che sparò condannato a 18 anni, 17 anni e 4 mesi al fratello e ai due nipoti accusati di esserne i complici

MARTINSICURO. Quattro condanne e settanta anni di carcere complessivi chiudono, in primo grado, il processo per l’omicidio di Roberto Tizi, il 35enne originario di Petritoli (Fermo) che il 7 giugno scorso venne freddato con due colpi di pistola davanti agli occhi della sua compagna, nel quartiere Tronto di Martinsicuro.

Al termine di un rito abbreviato (che prevede lo sconto di un terzo della pena in caso di condanna) il giudice Roberto Veneziano ha condannato a 18 anni Arjan Ziu, il 49enne albanese che il giorno dopo confessò di aver sparato per vendicarsi di una lite riconoscendo le attenuanti generiche all’uomo assistito dall’avvocato Tiziano Rossoli. A 17 anni e quattro mesi ciascuno sono stati condannati il fratello Mikele, 50 anni, i due figli di quest'ultimo Rudy di 24 anni e Tony di 18( assistiti dagli avvocati Massimo Cacace e Antonio Valentini). I quattro sono accusati di omicidio volontario aggravato, lesioni personali aggravate (nei confronti della compagna della vittima ) e di porto abusivo d'arma. Il pm Bruno Auriemma aveva chiesto una condanna a 30 anni per ciascuno. Il giudice ha riconosciuto una provvisionale immediatamente esecutiva di 30mila euro per i genitori della vittima e di 5mila euro per la compagna (tutti parte civile).

Tizi fu ucciso con due colpi di pistola calibro 6,35 sparati da Arjan Ziu appena giunto sotto casa . Il primo colpo lo raggiunse mentre era ancora in auto. Un vero e proprio agguato, secondo la procura, con i quattro che dopo gli spari infierirono sull'uomo prendendolo a calci in testa mentre era a terra. Secondo la ricostruzione fatta dagli investigatori l'agguato mortale sarebbe stato una vendetta per una discussione per futili motivi avuta qualche ora prima dalla vittima con Arjan Ziu. I due si erano incontrati in un bar, avevano discusso e Ziu aveva avuto la peggio. A fornire un grosso contributo alle indagini erano state le dichiarazioni della convivente della vittima – ferita di striscio a un ginocchio nell'agguato - ma, anche e soprattutto, le immagini catturate dagli impianti di videosorveglianza della zona di Martinsicuro in cui quella sera di giugno avvenne l’omicidio. Nel corso dell’udienza di convalida Arjan Ziu aveva confermato la sua iniziale confessione sostenendo di aver agito per vendicarsi dopo una violenta lite avuta con Tizi qualche ora prima del delitto in cui era stato malmenato, ma aveva ribadito di aver fatto tutto da solo sostenendo che in quel momento con lui non c’erano complici e che le persone che si vedono scappare nelle immagini catturate dalle telecamere sono estranei che fuggono perchè spaventati dagli spari. Una ricostruzione, la sua, diversa da quella emersa dalle immagini che invece hanno certificato il coinvolgimento del fratello e dei nipoti. Resta ancora il mistero della pistola: Ziu ha detto di averla buttata in un posto indicando anche quale fosse, ma fino ad ora non è stata trovata. Le motivazioni della sentenza sono attese tra novanta giorni. Successivamente i difensori decideranno se fare ricorso in appello.(d.p.)

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