Operaio morto, gli indagati salgono a 6

Ci sono anche i due addetti ai ponteggi, l’autopsia conferma il violento trauma cerebrale per il 24enne senegalese
TERAMO. Le certezze consegnate dall’autopsia sulle cause della morte poco aggiungono alla ricostruzione della dinamica della tragedia sul lavoro in cui ha perso la vita il 24enne operaio senegalese Ibrahima Dramè, precipitato da un’altezza di 10 metri nel cantiere di ristrutturazione post- sisma della chiesa Sant’Agostino di Teramo. L’esame eseguito ieri pomeriggio ha accertato che il ragazzo è deceduto per un violento trauma cerebrale.
Ma nell’inchiesta in corso per fare chiarezza sul perché dell’ennesimo infortunio mortale salgono a sei gli avvisi di garanzia che hanno rappresentato un atto dovuto in presenza di un esame irripetibile come appunto è un’autopsia perché consente di poter nominare a tutti un proprio consulente. Per ora l’ipotesi di reato contestata a tutti è quella di omicidio colposo e lesioni (in questo caso per l’altro operaio rimasto ferito al momento dell’incidente). Gli indagati, oltre all’amministratore unico dell’impresa esecutrice dei lavori edili “Alba restauri” di Fontanelle di Atri, sono il direttore dei lavori edili; il progettista e direttore dei lavori; il responsabile dei lavori e coordinatore della sicurezza e di salute in fase di progettazione ed esecuzione dei lavori edili.
Ma, così come prevedono le normative sulla sicurezza quando ci sono incidenti sulle impalcature, tra gli indagati ci sono anche il responsabile della relazione di calcolo ponteggio metallico parte sospesa e verifica degli ancoraggi e tabulati di calcolo del ponteggio a sbalzo e il preposto e addetto al montaggio, trasformazione e smontaggio dei ponteggi. Sono tutte figure tecniche legate al cantiere di lavoro e quindi all’impresa esecutrice. Le normative vigenti non prevedono che della sicurezza nel cantiere risponda il committente che, per quanto riguarda la chiesa di Sant’Agostino, è la Curia di Teramo- Atri.
L’incidente è avvenuto nel primo pomeriggio di mercoledì scorso. L’ operaio, arrivato sette anni in Italia su un barcone della speranza dopo aver attraversato un deserto a piedi e in attesa di far arrivare moglie e due figli piccoli con il ricongiungimento familiare, stava lavorando con un collega molto probabilmente nel completamento dell’allestimento di un’impalcatura. Non si esclude che possa esserci stato un cedimento improvviso dell’impalcatura su cui gli operai si trovavano. L’unica certezza è che la vittima non avesse l’imbracatura e che per l’altro la caduta sia stata attutita da una bancata. Le indagini sono state affidate ai carabinieri della compagnia e quelli del Nil, il nucleo per la tutela del lavoro, ma non è escluso che la Procura (il pm titolare del fascicolo è Enrica Medori) possa affidare una consulenza tecnica. I familiari della vittima, in particolare il fratello, è assistito dall’avvocato Alessia Cognitti in rappresentanza dell’avvocato di Roma Camilla Belen Pennacchi. L’autopsia è stata eseguita dal medico legale Giuseppe Sciarra. All’esame ha preso parte il medico legale Grazia Fusaro, consulente per i familiari della vittima.
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