“Orsini 63”, Liberati: il truffato sono io

6 Ottobre 2016

L’imprenditore che ha acquistato gli appartamenti dal costruttore Di Gennaro contrattacca e annuncia querele

GIULIANOVA. Non si placano le polemiche attorno al complesso “Orsini 63” in via Ippodromo. A parlare, ora, è l’imprenditore acquirente Luca Liberati, che accusa di diffamazione il costruttore e venditore Flavio Di Gennaro dicendo di aver dato mandato al suo avvocato per tutelare la sua persona in sede penale e civile. Allo stesso tempo, fa sapere che «contrariamente a quanto lamentato dallo stesso Di Gennaro, sono io ad avere subito l’inadempimento della promissaria venditrice». Da qui, Liberati inizia a raccontare la sua versione della storia.

«L’articolo 4 del contratto preliminare di compravendita», dice Liberati, «prevedeva un prezzo di vendita pari a 10.672.000 di euro oltre Iva, di cui 9.010.000 oltre interessi di rata, di mora e competenze, mediante accollo da parte della Muttley Srls (società di Liberati, ndc) dell’intero indebitamento in essere della Di Gennaro Costruzioni Srl nei confronti di Banca Marche». Liberati, però, fa sapere che al momento della sottoscrizione del preliminare, il 22 settembre 2014, il mutuo fondiario in essere con la Banca delle Marche per 9 milioni di euro era stato revocato già nell’aprile 2013. «Tale circostanza», continua, «di cui io al momento della stipula non ero a conoscenza, ha di fatto precluso ogni possibilità per il sottoscritto di concludere il contratto definitivo». Liberati ricorda anche che, a garanzia del pagamento della caparra confirmatoria di 200mila euro, Di Gennaro ha ricevuto da lui 4 assegni bancari per un totale di 310mila euro, non menzionati nel contratto preliminare e che lo stesso costruttore, «nonostante la revoca del mutuo di cui era stato concordato l’accollo ha tentato di portare all’incasso, al fine di incamerare indebitamente somme non più dovute». Essendo il mutuo non più in essere, infatti, Liberati aveva provveduto a fermare il pagamento degli assegni. Nel contratto di compravendita poi, riferisce sempre Liberati, l’articolo 10 stabiliva che il costruttore si era impegnato a sostenere i costi (400mila euro) per terminare gli appartamenti ancora grezzi e che, di conseguenza, il locatario non avrebbe dovuto pagare nulla per i successivi 36 mesi (il termine ultimo è il 22 settembre 2017). «Gli appartamenti attualmente locati a terzi in forza di regolare titolo», continua Liberati, «sono stati occupati dopo che la mia società ha provveduto ad eseguire i lavori necessari a renderli abitabili, e di ciò sono prova le fatture rilasciate».

Gli sfratti, spiega Liberati, sono in corso di esecuzione proprio perché il giudice non ha tenuto conto del suddetto articolo 10. Anche martedì gli ufficiali giudiziari si sono recati al complesso, ma nessuno è stato sfrattato. In atto c’è anche una richiesta di sospensiva degli sfratti, anche in virtù del fatto che alcuni inquilini hanno fatto domanda di acquisto degli appartamenti. «Non sono un pregiudicato», prosegue Liberati, «né sono mai stato in carcere, e per tali gravi affermazioni ho depositato querela. Di Gennaro riferisce di avere subito atti di violenza da parte del sottoscritto, cosa che non è mai avvenuta. Dimentica di mostrare invece le querele da me sporte nei suoi confronti, da ultimo per minacce di morte ricevute nel corso di una assemblea condominiale durante la quale alla presenza degli astanti ha tentato di aggredirmi minacciandomi di spararmi con il fucile custodito in macchina, e nei confronti di suo fratello per danneggiamento aggravato della mia Bentley». Tutte le sue dichiarazioni, conclude Liberati, saranno trasformate in denunce alla guardia di finanza e all’Agenzia delle entrate, oltre che in una relazione ai commissari giudiziali.

Margherita Totaro

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