Ospedale Covid di Atri, niente pazienti in terapia intensiva

Il medico coordinatore Marini: «Un buon segnale, ma la guardia non deve essere abbassata» Rimasti dieci malati negli altri reparti, dal prossimo lunedì potrebbe ripartire l’attività chirurgica
ATRI. Nei giorni della ripartenza, lo sguardo si apre sull’orizzonte con i numeri a scandire un futuro. Che nell’ospedale Covid di Atri è quello di una terapia intensiva senza più pazienti. Dopo settimane accelerate, tra vite salvate e progetti sperimentali come l’ozonoterapia.
Enrico Marini, coordinatore del presidio Covid del San Liberatore, è un medico di prima linea, uno di quelli che in questi infiniti giorni ha messo insieme tutte le risorse umane e professionali per allestire la squadra dell’emergenza. «In terapia intensiva non abbiamo più pazienti e questo è sicuramente un dato che fa sperare anche se la guardia non può essere abbassata», conferma, «complessivamente i malati di Covid ricoverati ad Atri sono rimasti dieci suddivisi negli appositi reparti». E annuncia: «Ci auguriamo di poter riprendere l’attività chirurgica ordinaria già dal 25 maggio e per questo sono in corso tutte le sanificazioni con gli addetti al lavoro giorno e notte».
La direzione sanitaria dell’ospedale di Atri nei giorni scorsi ha presentato il progetto di riconversione per un graduale ritorno alla normalità nelle attività sanitarie. Il vecchio padiglione sarà dedicato ai pazienti Covid, secondo la proposta che ora sarà vagliata da direzione generale e unità di crisi. Il progetto prevede un percorso esterno per cui il paziente arriva in pronto soccorso dove trova un triage e fa gli esami: se è positivo risale in ambulanza ed entra da un ingresso dedicato, ristrutturato ad hoc (quello dell’ex medicina nucleare) e con un ascensore riservato sale nella medicina Covid. Questo è un reparto che ospiterà anche i pazienti pediatrici positivi.
La cardiologia diventerà terapia intensiva Covid e sempre qui ci sarà una sala operatoria dedicata ai positivi, recuperando la sala pacemaker. Per ultimare la parte destinata ai covid sarà necessaria solo una Tac mobile, per evitare di contaminare quella della Radiologia. Tutto il resto dell'ospedale sarà “pulito”, cioè destinato ai pazienti negativi. Nell'ala pulita sono stati individuati due piani sui quali troveranno posto, dopo la sanificazione, medicina, chirurgia, ortopedia, urologia e cardiologia. Naturalmente è prevista anche la ripartenza di specialistiche come oculistica, endocrinologia, gastroenterologia, diabetologia, radiologia. Riprenderà pure l’attività chirurgica d’urgenza e sui malati oncologici perchè la terapia intensiva pulita c'è. Nella prima fase di riconversione il numero di posti letto sarà minore – circa 45 e altrettanti saranno Covid – dato che peraltro non ricominciano i ricoveri programmati. Visto che il numero dei malati è in calo, la previsione è che la riconversione si concretizzi già dalla prossima settimana. «Ce lo auguriamo tutti», conclude Marini, «e l’impegno è massimo proprio per concretizzare questo obiettivo». Perchè è certo che l’emergenza sanitaria, tra le tante cose che ha ridisegnato, ha sicuramente dettato nuove regole per la medicina del territorio con una inversione di tendenza non indifferente rispetto alle indicazioni di appena qualche tempo fa. «Il coronavirus ha insegnato che la medicina del territorio non può essere assolutamente depotenziata» conclude Marini.
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