Ospedale di Atri, Scordella: va potenziato Basilico: ascoltate i dubbi degli operatori

13 Maggio 2020

Visioni contrapposte sul futuro dell’ospedale di Atri. Da una parte il sindaco di Silvi Andrea Scordella punta sull’importanza della riapertura dei reparti non Covid, dall’altra Paolo Basilico,...

Visioni contrapposte sul futuro dell’ospedale di Atri. Da una parte il sindaco di Silvi Andrea Scordella punta sull’importanza della riapertura dei reparti non Covid, dall’altra Paolo Basilico, consigliere d’opposizione ad Atri, ribadisce le proprie perplessità su come sarà fatta, associandosi a quato sostenuto dalla Fp Cgil. «Siamo orgogliosi», ha detto Scordella, « per gli ottimi risultati conseguiti dall’ospedale di Atri nei due mesi di grave crisi sanitaria e di quanto continua a fare per quelli che hanno la sventura di essere colpiti dal coronavirus. L’équipe per l’emergenza coordinata dal dottor Enrico Marini, nostro concittadino, è stata oggetto di grande interesse da parte della Rai e dei media nazionali. Questo fatto ha messo ulteriormente in evidenza le notevoli potenzialità che il nostro ospedale di zona ha sempre avuto, anche quando è stato oggetto di dolorosi tagli. Ora che sono stati riaperti quasi tutti i reparti che dispongono di medici e chirurghi di primo piano sento il dovere di sollecitare la Regione a prendere atto di questa bella realtà, di dimostrare di apprezzarne le grandi professionalità ampliando il ventaglio dei servizi e dotando il nosocomio di ulteriori moderne attrezzature che lo pongano all’avanguardia anche sotto il profilo delle diagnosi e cure». Invece Basilico condivide le perplessità che nutre la Fp Cgil sul piano di riconversione: «non solo perchè mi convince ancora di più della posizione assunta, con il documento da me inoltrato al consiglio comunale di Atri il 20 aprile, in merito alla scelta della Asl di Teramo e dell'amministrazione comunale di destinare un'ala del presidio ospedaliero al Covid, ma, soprattutto perchè si evince una narrazione diversa degli eventi. La legittima preoccupazione degli operatori sanitari che, in silenzio e lontani dalla ribalta mediatica, hanno instancabilmente e con abnegazione lavorato anche ai limiti della sicurezza non può passare sottotono, né restare inascoltata».