Ospedale, “Futuro in” lancia un referendum per lasciarlo dov’è

La lista civica propone un progetto elaborato da ingegneri per ammodernare il Mazzini: costerebbe 120 milioni
TERAMO. Referendum per lasciare l’ospedale dov’è. A lanciarlo è “Futuro in”, che depositerà in Comune un quesito da sottoporre a consultazione popolare in cui prefigura ampliamento e l’ammodernamento del complesso di Villa Mosca al posto della realizzazione di una nuova struttura. Il testo chiederà l’abrogazione o la modifica della delibera del consiglio comunale di luglio 2017 che, nel riaffermare la necessità di tenere il nuovo ospedale a Teramo, non annoverava l’attuale collocazione tra le possibili soluzioni. «Non c’era l’ipotesi di tenere in vita il Mazzini», spiega Giambattista Quintiliani, coordinatore e all’epoca capogruppo consiliare della lista civica, «perché l’Asl l’aveva ritenuta non realizzabile». “Futuro in” però si è rivolta a Promedia, studio di ingegneria che fa capo a Raffaele Di Gialluca, con particolare esperienza nella progettazione di ospedali, giungendo a una conclusione diversa. «La loro analisi di fattibilità evidenzia che si può usare la struttura esistente», rivela Quintiliani, «per un ospedale di secondo livello identico a quello che verrebbe realizzato in un’altra zona». Il costo dell’intervento è stimato in circa 120 milioni, con una minore spesa sensibile rispetto ai 230 milioni del progetto Pizzarotti di recente accantonato dalla Asl che punta su Piano d’Accio per l’allocazione della nuova struttura. Al risparmio economico si aggiungerebbe il vantaggio di non consumare suolo. «Villa Mosca è una zona già antropizzata», sottolinea il coordinatore di “Futuro in”, «riutilizzare il Mazzini eviterebbe il suo degrado dopo l’abbandono e tutelerebbe l’indotto formato da commercianti e albergatori della zona». Il quesito proposto dalla lista civica dovrà essere ammesso dal Comune. Poi serviranno 2.500 firme per il via al referendum. (g.d.m.)
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