Ospedale «in forma», S.Omero smentisce Atri
Macrillante critica l’espressione di Monticelli: «Fuori luogo, dati migliori al Val Vibrata»
SANT’OMERO. Il momento di svolta nella sanità abruzzese, e in particolare teramana, crea tensioni nei vari ospedali. L’ultimo caso riguarda la affermazioni del consigliere regionale Luciano Monticelli sull’ospedale di Atri, che non sono andate giù al delegato della Cgil all’ospedale di Sant’Omero.
Monticelli aveva affermato, in un comunicato stampa su alcune assunzioni al “San Liberatore” che queste smentiscono chi per il San Liberatore aveva «parlato di una sua trasformazione in un 'mero poliambulatorio, ricovero per anziani e lungodegenza'. Niente di più falso, come i fatti hanno poi dimostrato: quello di Atri è il più in forma fra i tre 'ospedali di base' del Teramano». L'intervento di Monticelli viene ritenuto «veramente fuori luogo» da Antonio Macrillante in quanto «non si affrontano così i gravi problemi della sanità teramana, soprattutto se a parlare è un consigliere regionale, quindi un legislatore in materia. Rispetto poi al fatto che Atri è il "più in forma" tra i tre ospedali di base, i dati lo smentiscono».
Il sindacalista cita i dati report sull'attività di ricovero del 2016: l’ospedale di Atri, con 137 posti letto ha totalizzato un importo regionale per il volume di attività svolta di 13 milioni 100mila euro; a Giulianova, con 140 posti letto, l’importo regionale è stato di 12 milioni 657mila euro, a Sant’Omero con 126 posti letto, è stato di 15 milioni 137mila euro. Macrillante cita poi l'assorbimento dei costi nel 2013 ,«non credo che siano intervenute grosse variazioni»: erano del 17,09% per Atri, del 16,47% per Giulianova, del 13,27% per Sant’Omero e del 53,17% per Teramo. «Diciamo che Atri è molto in forma per prepotenza, grazie al duo Mattucci-D'Alfonso. Così non va proprio bene», conclude Macrillante, «noi da anni siamo per dare una missione a ogni presidio con personale dedicato e motivato. Ora abbiamo ospedali che fanno un po’ di tutto ma in realtà si fa poco. Altro problema è la distribuzione del personale. La Asl dovrebbe essere gestita come un’azienda: il personale va utilizzato in base alla richiesta del volume di attività che ogni presidio richiede, invece il personale viene gestito su carta e da burocrati e dal politico locale che alza più la voce».

