Ospedale, l’opposizione contro la riforma

23 Agosto 2022

Atri. Per le forze di minoranza il nuovo assetto depotenzia la struttura: «Serve una difesa comune»

ATRI . L’opposizione ad Atri lancia accuse contro Comune e Asl riguardo il depotenziamento dei servizi ospedalieri del San Liberatore. Partito democratico, Azione, Rinascimento atriano e Atri al Centro, che si presenteranno uniti alle prossime amministrative del 2023, dicono no all’ipotesi della trasformazione della struttura in ospedale di comunità. «Significa l’inizio della fine, ci sembra giusto e sacrosanto denunciare lo stato e la grave tendenza della dequalificazione sistematica della struttura sanitaria», affermano, «abbiamo richiesto, vanamente, un’azione unitaria affinché si avesse la forza necessaria per poter richiedere e ottenere quel giusto riconoscimento per la nostra storica struttura che nonostante i sacrifici per il Covid, ha subìto anche altri tagli e aspetta una programmazione più degna per la sua storia, il suo valore e l’ importanza che ha nel comprensorio».
L’opposizione elenca numeri: «Prima della pandemia avevamo il sesto ospedale in Abruzzo per numero di prestazioni. Dal 2018 ci sono stati più di cento pensionamenti che non sono stati rimpiazzati. Abbiamo perso 12 posti letto di cardiologia e otto di pediatria, la cardiologia è diventata ambulatorio h 12 con una reperibilità notturna, la pediatria è ambulatorio h 12 e la carenza cronica di personale medico e paramedico impedisce di lavorare a pieno regime».
Le forze di minoranza invocano una discussione seria, con partiti, sindacati e cittadini per aprire un fronte a difesa dei servizi ospedalieri . «Ci impegniamo con la massima attenzione anche e soprattutto per il potenziamento dell’ospedale che ha bisogno di programmazione seria e sicurezza nel suo ruolo futuro sul territorio», evidenzia l’opposizione che tira in ballo anche la Asl accusandola di navigare a vista «con le trovatine di giornata per accontentare ora l’uno ora l’altro, smantellando reparti, ricomponendoli da un luogo all’altro, senza costrutto e vera programmazione. Non è questo il modo di fare sanità. Anche in molte Regioni italiane assistiamo a sperpero di denaro pubblico, servizi sempre più scadenti e nessun ravvedimento per uno straccio di strategia nuova». (d.f.)