Ospedale, nessun reperto a Piano d’Accio

10 Novembre 2022

La soprintendenza: finora nulla di rilevante in quell’area. I Cinque Stelle: è sempre meglio Villa Mosca

TERAMO. Non ci sono reperti archeologici a Piano d’Accio, ma ciò non toglie che quell’area sia inadatta per il nuovo ospedale. Si riassume così la presa di posizione del Movimento 5 stelle dopo il clamore suscitato dall’annunciata presenza resti di ville romane e di un villaggio dell’età del ferro. È stata la soprintendenza archeologica a chiarire che, allo stato attuale, non c’è alcuna evidenza in quella zona di antichi insediamenti degni di nota. Anzi, come evidenziato dal movimento rappresentato in consiglio da Pina Ciammariconi, l’ente ha specificato che per il terreno destinato a ospitare il nuovo ospedale «nessun procedimento speciale è stato richiesto in merito all’eventuale progetto, per il quale, appare opportuno specificarlo, non è stato ancora avviato alcun iter amministrativo presso lo scrivente Ufficio».
Nessuna verifica preventiva è in corso, dunque, sulla presenza di reperti nella zona così richiesto dalle norme che disciplinano le opere pubbliche. Da questa affermazione traggono spunto i grillini per evidenziare che il riferimento fatto dalla soprintendenza all’assenza degli accertamenti archeologici propedeutici e necessari per il via libera all’intervento «esplicita tra l’altro come il fantomatico progetto/studio di fattibilità sbandierato ai quattro venti dai vertici Asl sia in realtà niente di più che aria fritta».
I Cinque Stelle colgono dunque l’occasione per ribadire la loro contrarietà alla costruzione del nuovo ospedale a Piano d’Accio, andando oltre la questione dei fantomatici reperti archeologici che nella zona, sempre a detta della soprintendenza si limitano a «sporadici materiali ceramici (nel numero di pochi frammenti inferiori alla decina), fortemente dilavati e poco riconoscibili». Per i grillini, infatti, la struttura sanitaria non va spostata da Villa Mosca. «La vicenda, nella parte concernente i rinvenimenti, non deve scoraggiare quanti, come noi, sostengono la necessità di non delocalizzare l’ospedale», affermano evidenziando che ci sono tantissimi altri argomenti a valido sostegno di questa tesi.
«Dai conti in profondo rosso della Asl regionale alle strigliate della Corte dei conti, dall’indisponibilità di una adeguata copertura finanziaria, soprattutto se i maggiori costi saranno, come auspicabile, di provenienza pubblica», affermano, «al ricorso al Tar per mancanza di trasparenza sulle alternative a Piano d’Accio», oltre alle consegue urbanistiche, sociali ed economiche dello spostamento della struttura. (g.d.m.)