«Ospedale nuovo per tutta la provincia»

Brucchi lancia il progetto: «I quattro che abbiamo sono vecchi e costosi». Di Sabatino concorda: «Ma nell’attesa niente tagli»
TERAMO. Sanità: si apre un altro fronte.Il tema è sempre l’ospedale. Ma accanto all’ospedale di secondo livello, argomento principe della riunione del comitato ristretto dei sindaci che si terrà mercoledì 29 alla Asl, con la presenza dell’assessore regionale alla sanità Silvio Paolucci, il sindaco di Teramo lancia un progetto destinato a cambiare l’assetto dell’assistenza ospedaliera in provincia.
«Il futuro è un ospedale unico a livello territoriale, i quattro esistenti non sono a norma», esordisce Maurizio Brucchi, «a Teramo, ad esempio, si spendono due milioni di euro per controlli affidati ad addetti alla sicurezza perché mancano le scale antincendio. E tanti altri soldi a causa del fatto che gli ospedali sono vecchi: la Asl affronta spese allucinanti per tenerli in piedi. Nel comitato ristretto dei sindaci del 29 presenterò la proposta di realizzare un ospedale unico provinciale, centralizzato e che abbia tutto».Brucchi, da medico e da sindaco, ritiene «inaffrontabile che esistano camere senza bagno o reparti senza aria condizionata, ma sono strutture pensate con i criteri di tanti anni fa».
Il sindaco riferisce che da tempo con il direttore generale della Asl Roberto Fagnano parla dello spreco di risorse per le continue ristrutturazioni («il Mazzini è un cantiere perenne») e dell’inadeguatezza dei servizi. «Si continua a parlare del nuovo ospedale a Giulianova che costerà 60 milioni di euro ma le risorse andrebbero concentrate su questo progetto destinandogli anche le somme che la Asl spende per manutenzione e sicurezza delle strutture esistenti. Vedremo dove si dovrà collocare il nuovo ospedale unico, uscendo dalle guerre di campanile. Sarà comunque un posto baricentrico per tutto il territorio provinciale. Il futuro dobbiamo disegnarlo oggi se vogliamo arrivare ad avere un ospedale a norma, funzionale. Non è un problema averlo a qualche chilometro. Faccio notare che questa proposta la fa il sindaco del Comune capoluogo, che potrebbe avere altri interessi, ma bisogna iniziare a ragionare con orizzonti più ampi».
Brucchi precisa che il progetto dell’ospedale unico «non c’entra assolutamente niente con l’ospedale di secondo livello, che tocca a Teramo e su cui cui non molliamo di un centimetro».
Favorevole all’idea di un ospedale unico è anche il presidente della Provincia Renzo Di Sabatino. Che pensa a «una struttura nuova e moderna, facilmente raggiungibile da tutto il territorio teramano». Fin qui le due visioni della sanità coincidono, ma Di Sabatino si concentra su quello che sarà l’immediato futuro della sanità, in attesa della costruzione dell’ospedale unico, per cui ci vorranno almeno 5 anni. «Nell’attesa si devono fare gli ospedali riuniti», propone, «cioè nei fatti suddividere un unico ospedale in quattro plessi, ognuno costituito da reparti indispensabili, come la rianimazione, ma con accanto reparti specialistici “unici” all’interno della Asl. Insomma, sarebbe un primo passo verso l’unificazione in un’unica struttura. Ma è anche il modo per continuare ad avere alti standard di attività, quelli su cui si basa la nostra rivendicazione, giustissima, di avere un ospedale di secondo livello. Infatti operazioni come quelle del taglio del punto nascita di Atri non credo favoriscano più di tanto l’ospedale di Teramo, ma inducono semplicemente le pazienti a migrare verso Pescara. Non solo, lasciare ad Atri solo la pediatria significa farla lentamente morire, mentre noi dovremmo puntare a una neonatologia di secondo livello». Un altro placet, dunque, all’ospedale unico, anche se con una soluzione intermedia: «L’unico problema è trovare un sito adeguato, che soddisfi le esigenze di tutti: capisco le spinte dei vari territori, ma con la Teramo-mare, le due autostrade e investendo sulle grande arterie provinciali siamo ben collegati». (a.f. e g.d.m.)
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