Ospedale, tira e molla fra sindaci e i soldi se li prendono gli altri

La Regione avvia l’iter per Avezzano, Lanciano e Vasto, sono fermi i 126 milioni previsti per Teramo Paolucci: «Siamo in attesa della pianificazione della Asl per completare il nostro piano di riordino»
TERAMO. Un territorio che non sa decidere, preda di una serie di spinte campanilistiche. Questo appare la provincia di Teramo sulla spinosa vicenda dell’ospedale unico. O doppio. O quadruplo.
Queste sono le opzioni sul tappeto. Intanto gli altri territori decidono e vanno avanti. E’ di due giorni fa la notizia che il nucleo di valutazione e verifica degli investimenti pubblici in sanità ha espresso parere favorevole all'accordo di programma proposto dalla Regione per la costruzione di tre nuovi ospedali (Avezzano, Lanciano e Vasto), il completamento della struttura sanitaria di Sulmona, la ristrutturazione del "San Massimo" di Penne e la costruzione della nuova centrale operativa del 118 e dell'eliporto dell'Aquila. L’iter per questi ospedali è dunque cominciato. Ma per quello di Teramo no.
I NUOVI OSPEDALI. «Con questo parere», osserva l'assessore alla sanità Silvio Paolucci, «diamo concreto avvio al riordino della rete ospedaliera programmato nella nostra regione». L'accordo approvato, prevede l'impiego di 102 milioni di euro quale prima parte del finanziamento complessivo di circa 228 milioni erogato dallo Stato mentre una seconda parte, che a breve sarà erogata, pari a circa 126 milioni, sarà destinata alla Asl di Teramo. «L'importo complessivo degli investimenti, che si andranno a realizzare, secondo il terzo stralcio approvato, ammonta a 283.688.000 euro», sottolinea ancora Paolucci, «La struttura regionale continuerà il suo lavoro per giungere alla definizione di un ulteriore stralcio di accordo di programma, in attesa della programmazione della Asl di Teramo, che permetta l'utilizzo di tutte le somme per completare il piano di riordino della rete ospedaliera regionale». Il punto è non aspettare troppo e magari nei tira e molla perdere il treno per salvare la sanità teramana. Anche perchè i territori vicini si stanno attrezzando per avere strutture nuove e competitive, sia in Abruzzo come testimoniano gli iter appena avviati, sia nelle Marche basse, dove si progetto un nuovo ospedale unico fra Ascoli e San Bendetto.
SANT’OMERO. E se i sindaci della costa vogliono un ospedale in riva al mare, mentre il sindaco di Teramo (ma anche il Pd) lo vuole assolutamente all’interno dei confini comunali, ora arriva la presa di posizione del sindaco Andrea Luzii e di tutta l’amministrazione di Sant’Omero che perentoriamente affermano che il “Val Vibrata” non «si ridimensiona e non si tocca». Luzii ricorda le prese di posizione del sindaco di Teramo Maurizio Brucchi e quelle del giuliese Francesco Mastromauro. Quest’ultimo avrebbe «“inventato” un'area vasta della costa che andrebbe dai confini di San Benedetto ai confini di Pescara. Dimentica, Mastromauro, che i comuni di Martinsicuro, Alba e Tortoreto fanno parte dell'Unione dei Comuni della Val Vibrata che, più volte, ha ribadito la propria contrarietà a qualsiasi ipotesi di ridimensionamento dell'ospedale di Sant'Omero.Brucchi e Mastromauro sognano un ospedale di primo livello da dove sia possibile vedere distintamente l'altro ospedale ad appena 16 chilometri di distanza. Più o meno velatamente suggeriscono, poi, di chiudere (o come si dice con più eleganza, di riconvertire) gli ospedali di Atri e Sant'Omero. Da parte nostra ripetiamo, ancora una volta, che l'ospedale Val Vibrata non si tocca e non si ridimensiona perché è l'unico a norma, è strutturalmente in grado di sopportare eventi sismici, ha una produttività superiore agli altri ed è una barriera importante contro la mobilità passiva». L’amministrazione comunale di Sant’Omero precisa che «non rimarrà supina ai giochini politico-campanilistici degli altri. Sapremo riconoscere gli amici che condividono comportamenti e scelte. Agli altri diciamo che la Val Vibrata non è terra di pascolo elettorale. Noi non abbiamo mai sostenuto che quattro ospedali sono troppi, stringiamoci tutti a Teramo ospedale di secondo livello e vivano, come ospedali di base, anche Atri, Giulianova e Sant'Omero se l'accordo di un ospedale unico Teramo-Giulianova non sarà possibile». Fra i tanti litiganti il rischio è che qualche altra Asl goda.
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