Ospedale, tutti d’accordo «Dev’essere potenziato»

Legnini: sì, appena avremo risorse. Marcozzi: i soldi ci sono, vengono spesi male Blitz in sala di Flajani (Casapound): non ci avete invitati. La platea lo contesta
GIULIANOVA. Una sala Kursaal gremita ha accolto Sara Marcozzi e Giovanni Legnini, che ieri pomeriggio hanno partecipato al dibattito promosso dall’associazione politica Il Cittadino Governante incentrato sul futuro della sanità teramana.
Un tema di scottante attualità che ha infatti richiamato tantissime persone, tra cui molti medici e personale sanitario che operano nel locale ospedale e sul territorio. In sala c’erano anche l’ex sindaco di Giulianova Francesco Mastromauro e l’ex senatore Antonio Franchi che ha parlato a lungo con la Marcozzi. Assente al dibattito il candidato governatore del centrodestra Marco Marsilio che poco prima aveva salutato la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, in visita al porto giuliese.
Sull’idea di fondo illustrata dal coordinatore del Cittadino governante Franco Arboretti, di creare un ospedale di primo livello a Giulianova e uno di secondo livello a Teramo, collegandolo con quello dell’Aquila, i due candidati presidenti si sono detti d’accordo. «L’ospedale giuliese si può e si deve potenziare», ha esordito Legnini, «quando avremo maggiori risorse». Da una parte però Legnini ha sostenuto che se ci saranno le risorse in più, dovute principalmente alla diminuzione del debito e al miglioramento dei Lea, l’ospedale di Giulianova sarà il primo ad essere potenziato e migliorato, sottolineando che fino ad ora tutte le scelte operate sulla sanità sarebbero state dettate dal ministero proprio a causa del forte indebitamento che aveva portato al commissariamento della sanità abruzzese. «Non è nel mio stile fare promesse in questa fase, sarebbe troppo facile, ma voglio dire quello che si potrà fare quando si concretizzeranno alcune condizioni favorevoli», ha puntualizzato.
Dall’altra parte Marcozzi ha contestato il suo antagonista ricordando che la giunta regionale due anni fa ha bocciato la risoluzione presentata in consiglio regionale da Riccardo Mercante dei 5 Stelle in cui si chiedeva l’istituzione dell’ospedale di primo livello a Giulianova, e che tutto quello che è stato fatto fino ad oggi dalle passate amministrazioni sarebbe servito a depotenziare la sanità pubblica a favore di quella privata. «Non è vero che i soldi non ci sono, la verità è che vengono spesi male», ha detto Marcozzi, «si deve vergognare una giunta regionale che non si occupa di quello che serve ai cittadini ma che si preoccupa solamente di rivedere la geografia degli ospedali sulla base di certificati di residenza degli assessori o dei consiglieri regionali». Marcozzi ha poi ammonito che molti degli ex assessori e consiglieri della giunta uscente sono candidati nel centrosinistra, se non hanno migliorato la sanità come si può pensare che lo facciano in futuro. «Io non ho mai messo piede in Regione in questi anni», ha ribattuto con forza Legnini che ha aggiunto, «è vero ci sono dei soldi in più per l’edilizia sanitaria e noi possiamo e vogliamo rivedere le decisioni sui progetti di finanza, perché io voglio dare priorità all’intervento pubblico».
In apertura di dibattito ha preso la parola il sindaco di Teramo Gianguido D’Alberto che ha parlato della necessità di migliorare la sanità teramana: «Mi chiedo se sia sostenibile ancora oggi mantenere quattro presidi ospedalieri senza operare un riordino nelle specializzazioni, il tema però non può essere solo dove mettiamo gli ospedali ma deve essere fare un riordino che ci porti a migliorare la sanità nel riconoscimento del diritto alla salute dei cittadini». A dibattito già avviato ha fatto irruzione in sala Stefano Flajani, il candidato presidente di Casapound che ha chiesto il microfono e ha inveito contro gli organizzatori accusandoli di non essere stato invitato. «La nostra è un’associazione politica e non siamo tenuti al rispetto della par condicio», ha detto Arboretti , «Non invitare il candidato di Casapoud è stata una scelta dettata da lealtà e rispetto verso la nostra Costituzione». Flajani ha abbandonato presto la sala accompagnato da un coro di proteste del pubblico. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

