Ospedale unico, trattative per il terreno

La Asl va avanti ma Gatti frena: «Facciamolo nell’area industriale di San Nicolò. Teramo non può perdere il presidio»
TERAMO. Inizia a concretizzarsi il percorso verso l' ospedale unico, tanto che nei giorni scorsi il manager Asl Roberto Fagnano, insieme ad alcuni funzionari, si è recato in sopralluogo su alcuni terreni tra Selva Piana e Villa Zaccheo per gettare le basi del progetto preliminare. I terreni in questione, appartenenti a un privato, hanno un costo che oscilla tra i 2,5 e i 3 milioni di euro. E mentre si va delineando la strada per arrivare all'ambizioso progetto, arriva uno stop dal vicepresidente del consiglio regionale Paolo Gatti il quale, pur dichiarandosi favorevole all'ospedale unico, frena sulle modalità e sull'individuazione dell'area scelta per realizzarlo. L'invito è ad aprire un dibattito che coinvolga i territori, le forze politiche e sociali, ma anche a esaminare altre proposte.
Gatti una soluzione alternativa c'è l'ha già chiara in mente: realizzarlo nell'area industriale, ormai quasi deserta, di San Nicolò a Tordino. «Privare Teramo del Mazzini, significherebbe avere il primo capoluogo di provincia in Italia senza un ospedale. Sono pronto a discutere della necessità di un ospedale unico, ma un passaggio così importante per la comunità teramana intesa come provincia non può certamente avvenire in macchina tra quattro persone o essere deciso a tavolino dal solo Pd», dice, «bisogna parlarne e osservare quantomeno altre aree. Quella di San Nicolò potrebbe essere una proposta per evitare sia una nuova cementificazione, ma utile anche a rigenerare un'area degradata che peraltro si trova su terreni di proprietà pubblica e consentirebbe di ottenere prezzi più bassi rispetto al terreno di un privato».
Gatti evidenzia che la zona industriale è già dotata di sottoservizi e di infrastrutture viarie e a suo giudizio sarebbe baricentrica rispetto alle diverse aree della provincia. «Penso ad esempio ai cittadini di Campli, Isola del Gran Sasso o Civitella del Tronto. Anche quell'area è a ridosso degli snodi viari», dice Gatti, che risponde poi sulla possibilità di barricate che potrebbero sollevare i Comuni di Giulianova, o Atri. «L'ipotesi di un ospedale unico a San Nicolò» dice, non significa radere al suolo gli altri presidi della provincia, ma attribuire ad altre aree una specializzazione. Penso al fatto che la nostra provincia ha drammaticamente bisogno di un progetto di riabilitazione pubblica. I cittadini del Teramano oggi sono costretti a recarsi nelle strutture pubbliche di altre province o a fare riabilitazione privatamente. Invece ripensare un territorio attribuendone una specializzazione potrebbe essere un'occasione di sviluppo. Poi va detto che San Nicolò non è così distante da Villa Zaccheo, e non credo che altri Comuni possano sollevare perplessità sull'opportunità di un grande ospedale ultra moderno, per una lingua di tre chilometri solo per fare dispetto a Teramo».
Il vicepresidente del consiglio regionale osserva inoltre che il dibattito costruito finora sull’ospedale unico non ha tenuto conto della “seconda vita” che potrebbe avere il Mazzini. «Penso che oltre ad aprire una riflessione sull’ospedale unico sia doveroso capire anche cosa si vuole fare dell’ospedale di Villa Mosca. Vogliamo lasciare un’altro scheletro abbandonato? Un approfondimento su che destino debbano avere quei tre lotti è doveroso. Stessa cosa per il megaparcheggio, che ne facciamo?». Ho condiviso la necessità di cambiare approccio con il deputato Paolo Tancredi che si trova d’accordo. Teramo non può avvitarsi sui cestini da svuotare, o sulle rotonde da condividere. E’ importante anche questo certo, ma sapere dove avremo l’ospedale tra 10 anni lo è ancor di più».
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