Ospedali, la Cgil boccia il piano della Regione

Penalizzata la sanità teramana: «53 unità complesse a Chieti che ha pure il privato e da noi solo 38»
TERAMO. La Cgil di Teramo boccia il piano di riordino della rete ospedaliera stilato dalla Regione. In un documento di otto pagine i segretari della Funzione pubblica, Amedeo Marcattili, dello Spi Geppino Oleandro (con Mariano Santori per lo Spi Val Vibrata), della Filcams Emanuela Loretone e Pino Rosati della Cgil Medici hanno illustrato le ragioni per cui ritengono che la sanità teramana corra un serio pericolo.
«La rete ospedaliera proposta dalla Regione – sottolineano –non ha criteri uniformi di distribuzione nell’assistenza. Ad esempio l’assistenza delle case di cura private non viene considerata nel piano e andrà ad incrementare l’offerta sanitaria nelle Asl dove è presente (e a Teramo non c’è). Le strutture complesse previste nella Asl di Chieti, che ha un numero di residenti superiore del 25% circa rispetto a quella di Teramo sono 53, a cui si aggiungeranno quelle delle cliniche private, mentre nella Asl di Teramo sono 38». I sindacalisti fanno notare poi che non è stato considerato che quasi metà della popolazione nel Teramano risiede sulla fascia costiera e il pronto soccorso dell’ospedale di Giulianova «non potrà far fronte in sicurezza alla maggior parte delle richieste avendo solo tre unità complesse di cui una si lungodegenza». E peraltro alcuni reparti, come l’ortopedia, nemmeno con la guardia attiva di notte e nei festivi. Così come non si tiene conto del flusso di pazienti verso le Marche, i suoi ospedali e le sue cliniche private pensando a potenziare l’ospedale di Sant’Omero. La scarsa attenzione verso gli ospedali periferici viene confermata dal fatto che «nella Asl di Chieti oltre ai presidi di Chieti e Ortona e le cliniche private sono presenti gli ospedali di Vasto e Lanciano che hanno rispettivamente 11 e 12 unità complesse: questi ospedali saranno in grado di dare risposte di complessità sicuramente superiore rispetto a quelle degli ospedali di Sant’Omero, Atri e Giulianova che insieme arrivano a 11 strutture complesse». Altro neo è che il piano «non ha tenuto conto della mobilità sanitaria attiva per le prestazioni di ricovero in neurochirurgia e ambulatoriali di malattie infettive», che non saranno riconosciute come unità complesse.
Tutto questo in un quadro in cui la medicina del territorio non è stata adeguatamente potenziata. La Cgil propone le “case della salute”, strutture previste dallo stesso ministero, già esistenti in altre regioni, in cui raggruppare i servizi territoriali che erogano prestazioni sanitarie ma anche sociali, aperte 24 ore su 24. La possibilità di sottoporsi a prestazioni radiologiche, di laboratorio e di piccola chirurgia fuori dagli ospedali renderebbe questi ultimi meno congestionati, riducendo anche la durata dei ricoveri, che ora è sopra gli standard alla Asl di Teramo. (a.f.)
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