Ospedali teramani, aborti ancora in calo

17 Ottobre 2018

Chi vi ricorre lo fa soprattutto per motivi economici. Marcozzi: la legge 194 funziona, ma facciamo più prevenzione

TERAMO. Ha compiuto 40 anni. Prima c’erano le mammane, i ferri da calza e le donne morte di emorragia o di sepsi. La legge 194 – che ha depenalizzato l’aborto e ha introdotto criteri importati nella prevenzione delle nascite e nella tutela della salute della donna e del bambino – viene continuamente messa in discussione. Sabato scorso in migliaia hanno sfilato a Verona in segno di protesta contro la mozione anti-aborto approvata dal consiglio comunale e diventata un caso politico nazionale. Qualche giorno prima Papa Francesco aveva paragonato chi pratica l’aborto a «chi affitta un sicario».
I NUMERI. Eppure la 194 ha prodotto un costante calo delle interruzioni volontarie di gravidanza (Ivg). E Teramo è un esempio. «Siamo in netta diminuzione», conferma Anna Marcozzi, primario dell’ostetricia e ginecologia del Mazzini e direttore del dipartimento materno infantile. Dal 1982 il numero degli aborti è sceso del 74,7%. A Teramo nel 2017 le Ivg chirurgiche sono state 121, 78 quelle mediche con la Ru486 (nel 1° semestre 2018 rispettivamente 74 e 42). A Sant’Omero nel 2017 le Ivg chirurgiche sono state 152 e 4 quelle mediche (nel primo semestre 2018, 73 e 5).
«Negli anni passati erano almeno il doppio», aggiunge Marcozzi, «e questo è per rispondere a chi dice che la legge è inutile. Siamo tutti per ridurre l'estrema ratio dell’aborto, che non è metodo contraccettivo e di controllo delle nascite. La forte riduzione che c'è stata delle Ivg significa che accanto alla soluzione estrema è stata offerta la prevenzione. Teniamo presente che la pillola del giorno dopo – si assume 24 o 48 ore dopo il rapporto, adesso anche 5 giorni dopo – da poco si prende in farmacia senza ricetta medica. Anche perchè i medici obiettori si rifiutano di prescriverla, anche se è classificata fra i farmaci contraccettivi e non abortivi».
I MOTIVI. L’identikit delle donne che ricorrono all’interruzione volontaria di gravidanza offre spunti di riflessione sulla situazione sociale in provincia. «Vi ricorrono tanto le italiane quanto le straniere. E' aumentato un po' il numero delle giovanissime perchè l'età dell'attività sessuale si è abbassata molto, poi c’è chi ha già figli. Molti il terzo figlio non se lo possono permettere: è la causa principale nel ricorso alle Ivg, soprattutto nelle famiglie monoreddito. Il problema è prevalentemente economico anche per le coppie giovani, che magari sono alla ricerca di lavoro». Per ridurre l’aborto la ginecologa ritiene che non bisogna migliorare la legge, ma applicarla pienamente per la prevenzione, nei consultori e con l’educazione sessuale a scuola, e contemporaneamente migliorare le politiche per la famiglia, ad esempio riducendo le rette degli asili.
I GINECOLOGI OBIETTORI. Poi c’è la questione dei medici obiettori: in Italia il 70% non pratica Ivg. A Teramo ci sono 5 medici non obiettori su 14, a Sant’Omero 2 su 9. «L'obiezione di coscienza è un diritto e va rispettato: ognuno ha le sue convinzioni. Ma non c'è spesso questo alla base, la maggior parte sono scelte di comodo. Il medico non obiettore che lavora in una struttura importante ed è uno dei pochi, è gravato da una mole di incombenze tale che non svolge altri ruoli nel reparto, limitando la crescita professionale. In alcune realtà, non a Teramo, è come se i medici obiettori fossero un po' ghettizzati», spiega Marcozzi.
La ginecologa definisce la 194 «una legge che ha evitato tante morti ad opera di medici e ostetriche senza scrupoli e ha promosso una consapevolezza della genitorialità che 30 anni fa non c'era. Siamo in un momento di regressione di alcuni valori, di populismi unidirezionali verso alcune posizioni. E' un vento che tira in tutto il mondo e la 194 è uno degli aspetti».
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