«Pacchetto sisma nel prossimo decreto»

7 Luglio 2020

Il premier Conte sente Legnini e lo rassicura. Intanto dilaga la protesta per il mancato accoglimento degli emendamenti

TERAMO. «Ho avuto rassicurazioni dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, sulla piena disponibilità del governo ad accogliere il pacchetto di norme sul terremoto del Centro Italia condivise con i sindaci e che erano contenute negli emendamenti presentati in commissione Bilancio e non accolti». Lo ha fatto sapere il commissario straordinario alla ricostruzione post sisma, Giovanni Legnini, dopo aver sentito il premier ieri pomeriggio. «Il governo, mi ha garantito il presidente Conte», ha aggiunto Legnini, «intende inserire le norme per accelerare la ricostruzione pubblica e privata nel decreto Semplificazioni di prossima emanazione. Quelle che invece richiedono una copertura finanziaria», ha spiegato il commissario, «ad esempio quella per il personale e la proroga dello stato di emergenza, saranno inserite nel decreto che sarà emanato subito dopo l'approvazione del nuovo, atteso, scostamento di bilancio». «Le priorità per far sì che la ricostruzione possa finalmente decollare sono note e sono state individuate in seguito a un lungo confronto», ha detto ancora Legnini, «occorre l'impegno di tutti affinché esse possano diventare al più presto legge dello Stato e corrispondere alle aspettative dei presidenti delle Regioni, dei sindaci, dei cittadini e delle imprese del cratere, che stanno vivendo una doppia emergenza e che non possono più attendere». Legnini ha concluso annunciando che il presidente del Consiglio ha «confermato anche la disponibilità ad incontrare presto, e nuovamente, i sindaci e i cittadini dei territori colpiti dal sisma».
MARSILIO. Le rassicurazioni date da Conte al commissario hanno fermato una spirale di proteste che minacciava di esplodere. Dopo che già domenica i sindaci del cratere, in una nota firmata dal primo cittadino teramano Gianguido D’Alberto, avevano minacciato di riconsegnare le fasce tricolori, ieri si è espresso con durezza il presidente della Regione Marco Marsilio, parlando di «governo inadempiente e lontano anni luce dai problemi dei cittadini. Sono al fianco dei sindaci per sostenere il riconoscimento di provvedimenti necessari per la ripresa di una vasta parte della nostra nazione», ha aggiunto Marsilio, che ha riferito di aver scritto una lettera a Conte nella quale chiede di inserire direttamente i provvedimenti nel decreto Semplificazioni, come in effetti dovrebbe avvenire. «Provvedimenti che sarebbero più efficaci entrando in vigore direttamente con il testo», ha aggiunto, «piuttosto che presentare emendamenti che sarebbero sottoposti ai passaggi al Senato e quindi attendere la conversione del decreto stesso».
I COMITATI. Ieri è intervenuto anche il Coordinamento dei comitati e associazioni Terremoto Centro Italia, esprimendo «sconcerto e indignazione per il mancato accoglimento in commissione Bilancio del cosiddetto "pacchetto sisma" nel decreto Rilancio. Emendamenti presentati in audizione dal commissario alla ricostruzione Legnini. Tale rifiuto indica insensibilità e disinteresse verso i territori colpiti dal sisma 2016-2017 da parte della "politica" e, soprattutto, degli stessi partiti politici che compongono l'attuale governo». Il Coordinamento in una lettera ha chiesto «un urgentissimo incontro con le figure istituzionali e i presidenti dei gruppi di Camera e Senato per avere chiarimenti».
IL PD. Sul fronte politico governativo, una nota del capogruppo del Pd alla Camera Graziano Delrio e della deputata abruzzese Stefania Pezzopane ha provato così a fare chiarezza su quanto accaduto: «La mancata approvazione delle modifiche volute dalla maggioranza è dovuta a semplici motivi tecnici legati all’anticipazione della chiusura dei lavori della commissione Bilancio, anticipazione voluta tra l'altro dalle opposizioni, con la conseguente mancata bollinatura della Ragioneria generale dello Stato per mancanza di tempo. Ma la sostanza politica non cambia, il completamento della ricostruzione è una priorità assoluta per il Partito democratico, è per noi una questione nazionale».(red.te)
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