Padre e figlio non rispondono al giudice

9 Marzo 2018

Ieri l’interrogatorio di garanzia in carcere. Il difensore Angelozzi: «Un delitto senza sangue»

TERAMO. «Un omicidio senza sangue, senza prove. Solo indizi che non sono certezze»: l’avvocato Alessandro Angelozzi è uno dei difensori di Giuseppe e Simone Santoleri. Ieri mattina, insieme ai colleghi Gianluca Carradori e Gianluca Reitano ha assistito i due nel corso dell’interrogatorio di garanzia che, per rogatoria, si è svolto in carcere davanti al gip Roberto Veneziano e al pm Enrica Medori. Padre e figlio, che sono apparsi entrambi molto provati, non hanno parlato così come già annunciato nei giorni scorsi dagli stessi legali e si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. I legali, che nei prossimi giorni presenteranno ricorso al Riesame, stanno valutando la possibilità di chiedere il trasferimento di Giuseppe in una casa di cura. «Crediamo che le sue condizioni di salute siano incompatibili con il regime carcerario», ha detto Angelozzi, «intanto abbiamo fatto richiesta degli atti per poter visionare tutto quello che c’è».
In questi mesi i legali dei Santoleri, con i loro consulenti hanno preso parte a molti degli accertamenti irripetibili disposti dall’autorità giudiziaria. In particolare quelli eseguiti sui resti del corpo della donna, per estrapolare eventuali segni di dna appartenenti ad altri. Accertamenti irripetibili, fatti alla presenza di difensori e consulenti (i Santoleri hanno nominato Enzo Denti) anche sulla vettura dei due sequestrata per ben quattro volte. Accertamenti irripetibili anche durante i vari sopralluoghi eseguiti dai Ris all’interno dell’abitazione dei Santoleri e nella scarpata di Tolentino in cui a novembre è stato ritrovato il corpo della donna.(d.p.)
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