Paga gli operai e non l’Iva il tribunale lo assolve

19 Novembre 2014

Il caso di un altro imprenditore teramano stritolato dalla crisi economica Doveva versare 60mila euro di imposta ma i suoi creditori non lo hanno pagato

TERAMO. E’ in quel «aver scelto di pagare i lavoratori» che il giudice segna una nuova linea giurisprudenziale tracciata proprio da una crisi economica che non molla. Perchè se ogni giorno nelle aule di tribunale decine di piccoli imprenditori vengono assolti dalle accuse di non aver pagato l’Iva o i contributi previdenziali, è evidente che anche il rigore del codice deve “piegarsi” all’incidenza della crisi, soprattutto per i reati che si configurano in tale contesto.

L’ultimo caso è quello raccontato nelle motivazioni di una sentenza emessa dal giudice Giovanni Cirillo (una delle ultime prima di diventare delegato ai fallimenti). Il magistrato ha assolto perchè il fatto non sussiste un imprenditore teramano (assistito dall’avvocato Antonio Di Gaspare) finito a processo per l’evasione di 80 mila euro di Iva. Ma prima di chiudere la sua impresa produttrice di tubi in plastica, travolta da crediti non riscossi e mancanza di commesse, l’uomo ha pagato tutti gli arretrati ai suoi dieci lavoratori: le tre mensilità arretrate e la tredicesima. «L’imprenditore sapeva di dover pagare», ha scritto il giudice nelle motivazioni, «ma non lo fatto perchè materialmente obbligato a scegliere tra l’imposta e gli stipendi». L’imprenditore è stato assolto con la formula del fatto non sussiste: anche in questo caso il magistrato ha riconosciuto che dietro il mancato versamento dell’imposta non c’era il dolo, ovvero la volontà di tenersi i soldi in tasca o nelle casse dall’azienda. E’ mancato quello che, per il codice, è l’elemento psicologico del reato. Il processo penale impone di valutare e provare la volontarietà dell’omissione che evidentemente nel caso specifico per il giudice non sussiste proprio a causa della crisi finanziaria in cui l’imprenditore si è trovato anche e soprattutto in conseguenza di condotte di terzi inadempienti nei suoi confronti. Un fatto dimostrato, dati alla mano, dallo stesso imprenditore che ha accompagnato la sua difesa da una voluminosa documentazione. E lo stesso imprenditore, qualche mese dopo, è stato assolto anche dal giudice Antonio Converti davanti a cui era finito per il mancato pagamento dei contributi previdenziali, circa 80mila euro. Anche in questo caso il suo atteggiamento è stato riconosciuto. In questi casi la legge impone di pagare entro sessanta giorni dall’avviso: lui la prima volta non ha pagato perchè non aveva più i soldi. Ma l’anno dopo, quando ha potuto contare su qualche entrata, la prima cosa che ha fatto è stata quella di versare i contributi previdenziali ai lavoratori. (d.p.)

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